L’alimentazione elettrica esterna alla centrale nucleare di Zaporizhzhia è stata interrotta ed i generatori diesel di riserva sono stati avviati secondo le procedure standard. Lo ha comunicato – come riporta la Tass – l’ufficio stampa della centrale: “La situazione è sotto controllo. A seguito dell’intervento dei dispositivi di protezione automatica, si è verificata un’interruzione della linea di trasmissione ad alta tensione da 330 kV Ferrosplavnaya-1. La linea Dneprovskaya rimane disattivata dal 24 marzo 2026”, si legge nel comunicato. Le forze di Kiev alzano il tiro e colpiscono uno dei nodi cruciali dell’industria militare russa. Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, i droni ucraini hanno raggiunto e colpito lo stabilimento chimico ‘Cherepovets-Azot’, situato a centinaia di chilometri dal confine, segnando un nuovo punto a favore della strategia di logoramento delle capacità produttive di Mosca. Lo stabilimento di Cherepovets non è un obiettivo civile qualunque, ma un pilastro della logistica bellica del Cremlino. Ogni anno, la struttura produce centinaia di migliaia di tonnellate di sostanze chimiche fondamentali come l’ammoniaca e il nitrato – componenti base per la chimica pesante e la propulsione – e l’acido nitrico, essenziale per la sintesi di esplosivi ad alto potenziale. L’attacco punta a strozzare la produzione di proiettili e cariche esplosive russa direttamente alla fonte. Colpire i siti di produzione di materie prime, anziché i singoli depositi di munizioni, rappresenta un salto di qualità nella campagna di sabotaggio ucraina. Se i danni allo stabilimento dovessero rivelarsi strutturali, Mosca potrebbe trovarsi a gestire una carenza di reagenti chimici difficilmente reperibili in tempi brevi, rallentando l’intero apparato industriale dedicato al fronte. Per ora, le autorità russe non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni, ma l’operazione conferma la crescente capacità tecnologica di Kiev di colpire infrastrutture critiche in profondità nel territorio nemico. Le forze di Kiev alzano il tiro e colpiscono uno dei nodi cruciali dell’industria militare russa. Secondo quanto riportato da Ukrainska Pravda, i droni ucraini hanno raggiunto e colpito lo stabilimento chimico ‘Cherepovets-Azot’, situato a centinaia di chilometri dal confine, segnando un nuovo punto a favore della strategia di logoramento delle capacità produttive di Mosca. Lo stabilimento di Cherepovets non è un obiettivo civile qualunque, ma un pilastro della logistica bellica del Cremlino. Ogni anno, la struttura produce centinaia di migliaia di tonnellate di sostanze chimiche fondamentali come l’ammoniaca e il nitrato – componenti base per la chimica pesante e la propulsione – e l’acido nitrico, essenziale per la sintesi di esplosivi ad alto potenziale. L’attacco punta a strozzare la produzione di proiettili e cariche esplosive russa direttamente alla fonte. Colpire i siti di produzione di materie prime, anziché i singoli depositi di munizioni, rappresenta un salto di qualità nella campagna di sabotaggio ucraina. Se i danni allo stabilimento dovessero rivelarsi strutturali, Mosca potrebbe trovarsi a gestire una carenza di reagenti chimici difficilmente reperibili in tempi brevi, rallentando l’intero apparato industriale dedicato al fronte. Per ora, le autorità russe non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni, ma l’operazione conferma la crescente capacità tecnologica di Kiev di colpire infrastrutture critiche in profondità nel territorio nemico. L’esercito russo ha lanciato un attacco con droni nel villaggio di Chereshenki (regione di Kherson), uccidendo un uomo e ferendone altri due, ha dichiarato oggi il capo dell’amministrazione militare regionale, Oleksandr Prokudin. “Un uomo è morto nel villaggio di Chereshenki dopo che un drone russo ha colpito un’auto civile. I servizi competenti stanno attualmente identificando il defunto”, ha affermato il governatore, secondo quanto riferisce l’agenzia ucraina Interfax. “Se Vladimir Putin chiamasse, risponderei al telefono”. Lo ha affermato il vincitore delle elezioni ungheresi, Peter Magyar, durante una conferenza stampa di oggi. “Se dovessimo parlare, potrei dirgli che sarebbe bello porre fine alle uccisioni dopo quattro anni e concludere la guerra”, anche se “probabilmente sarebbe una breve conversazione telefonica e non credo che porrebbe fine alla guerra su mio consiglio”. Magyar si è comunque impegnato a porre fine all’ostruzionismo di Orbán in europa Ha dichiarato di opporsi a un’adesione accelerata all’Ue per l’Ucraina mentre il paese è ancora in guerra. Ha tuttavia assicurato di non volere più porre veti al prestito Ue di 90 miliardi di euro per Kiev, da cui ritiene però che Budapest possa e debba essere “esentata”. Magyar ha ribadito di sperare che “l’aggressione russa contro l’Ucraina finisca presto” e che “immediatamente l’Europa revochi le sanzioni” alla Russia, “perché non è nell’interesse dell’Europa acquistare materie prime a prezzi piu elevati”. Ha spiegato che esaminerà “tutti i contratti” in Ungheria relativi all’energia russa e li rinegozierà e li rescinderà “se necessario”. “Non supportiamo” l’ipotesi di “una corsia preferenziale per l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Tutti i Paesi candidati devono affrontare la stessa procedura e ricevere lo stesso trattamento, tutti i capitoli negoziali devono essere discussi”, ha detto inoltre. “Oggi assistiamo alla più grave violazione e al crollo del diritto internazionale dalla Seconda guerra mondiale. Di conseguenza, la pace e la sicurezza sono in declino. Il crollo del diritto internazionale è evidente nei due principali conflitti globali odierni: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e la guerra in Medio Oriente”. Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “La Russia sta commettendo una delle più gravi violazioni del diritto internazionale nella storia delle Nazioni Unite, invadendo un paese sovrano e venendo meno ai propri obblighi in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”, ha sottolineato. “La guerra in Medio Oriente ha causato un’enorme instabilità e è costata troppe vite umane. Non si tratta più di un conflitto regionale né riguarda semplicemente la sicurezza della regione. Le sue ripercussioni si fanno sentire in tutto il mondo. I cittadini, dall’Europa all’Asia, stanno subendo l’aumento dei prezzi dell’energia. Gli agricoltori dall’Africa al Sud America stanno affrontando carenze di fertilizzanti e la crisi sta accelerando le vulnerabilità strutturali del sistema globale, le dipendenze energetiche concentrate, i corridoi commerciali fragili e l’esposizione asimmetrica delle economie emergenti”.
Centrale nucleare Zaporizhzhia, interrotta alimentazione elettrica esterna






