In Ungheria, dopo 16 anni, è finita l’era Orbàn. Il partito di centrodestra Tisza, affiliato al Partito popolare europeo, ha vinto le elezioni parlamentari con oltre il 54% dei voti, assicurandosi 138 dei 199 seggi in Parlamento. Il partito di Orbán, Fidesz, che a Bruxelles siede tra i Patrioti, si è fermato subito sotto il 37% e per effetto della legge elettorale in vigore avrà solo 55 seggi. L’unica altra forza a entrare nell’assemblea, con soli sei eletti è Mi Hazánk, partito ancora più a destra di Fidesz che all’europarlamento è nello stesso gruppo dei tedeschi Alternative für Deutschland. Dopo una notte di festeggiamenti, Il leader di Tisza, Peter Magyar ha tenuto una lunga conferenza stampa rispondendo alle domande di ogni giornalista: un primo importante segno di discontinuità rispetto al predecessore, che si faceva intervistare solo da un ristretto numero di cronisti amici. Magyar ha chiesto al presidente Tamas Sulyok di convocare il parlamento per formare un nuovo governo “il più rapidamente possibile”, nella speranza di potere entrare in carica già dal 5 maggio. Ne ha inoltre sollecitato le dimissioni: “È un burattino di Orbán”. “Faremo di tutto per ripristinare lo Stato di diritto, la democrazia pluralistica e il sistema di controlli e contrappesi”, ha proseguito, promettendo di riformare le strutture governative per renderle più indipendenti e in grado di combattere la corruzione, nonché di creare nuovi ministeri per affrontare i problemi acuti in settori quali la sanità pubblica, la tutela dell’ambiente e l’istruzione. Ha affermato che Tisza ha ricevuto “un mandato senza precedenti”, una maggioranza superiore a due terzi degli eletti che gli consentirà di intraprendere ambiziose riforme costituzionali. “Il popolo ungherese non ha votato per un semplice cambio di governo, ma per un completo cambiamento di regime”, ha detto. Tra le prime riforme previste, quella per limitare a due il numero di mandati che una persona può ricoprire come primo ministro, precisando che si applicherà a Orbán, impedendone la rielezione. Quanto alla politica estera, si è impegnato a un approccio costruttivo nei confronti degli altri paesi europei e porre fine all’ostruzionismo di Orbán. Ha dichiarato di opporsi a un’adesione accelerata all’Ue per l’Ucraina mentre il paese è ancora in guerra. Ha tuttavia assicurato di non volere più porre veti al prestito Ue di 90 miliardi di euro per Kiev, da cui ritiene però che Budapest possa e debba essere “esentata”. Durante la campagna elettorale, Magyar si è anche impegnato a porre fine alla deriva dell’Ungheria verso la Russia. Al contempo, ha ringraziato Mosca e Pechino per le congratulazioni e la disponibilità a collaborare con il nuovo governo ungherese. “Gli ungheresi hanno detto ieri che scriveranno la loro storia, non a Mosca, non a Pechino, non a Washington”, ha aggiunto. Magyar accusa Orbán e il suo governo di aver gestito male l’economia e i servizi sociali dell’Ungheria e di aver tollerato una corruzione incontrollata che, secondo lui, ha portato all’accumulo di ricchezze smisurate all’interno di una ristretta cerchia di addetti ai lavori ben collegati, lasciando indietro i cittadini ungheresi comuni. Ha promesso di far rendere conto di tali abusi e intende creare un Ufficio per il recupero e la protezione dei beni nazionali per recuperare quelli che definisce i guadagni illeciti degli alleati di Orbán. Magyar ha basato gran parte della sua campagna elettorale sulla promessa di riportare in patria miliardi di euro di finanziamenti dell’Unione europea che sono stati congelati a causa di preoccupazioni relative alla corruzione e allo stato di diritto sotto Orbán. Ha anche promesso di introdurre l’euro in Ungheria entro il 2030, cosa a cui il governo di Orbán si è a lungo opposto. “Gli ungheresi hanno deciso di appartenere all’Ue e alla Nato, e ne siamo orgogliosi”, ha detto in un passaggio molto significativo della conferenza stampa, Siamo orgogliosi di aver protetto i confini dell’Europa per centinaia di anni, ogni ungherese è orgoglioso della propria identità europea e, a prescindere dalle menzogne che la famigerata propaganda di Viktor Orbán possa aver raccontato, tutti sanno che l’Unione Europea è un progetto di pace, concepito per prevenire la guerra tra i suoi paesi fondatori. Il popolo ungherese ritiene che la pace regni in Ungheria soprattutto grazie alla Nato e all’Unione europea. Avremo dei disaccordi, ma non è un problema, non andiamo lì per combattere e poi tappezzare tutto di manifesti dicendo che Bruxelles è il male incarnato”, ha concluso Magyar. “Non ancora ma sarò più che felice di farlo. Parlerò anche con Antonio Tajani. L’Italia è uno dei miei paesi preferiti”, con l’Ungheria c’è un’alleanza “forte anche per ragioni storiche e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione”. “Vorrei incontrare” Meloni “di persona, ha ottenuto grandi risultati partendo da condizioni difficili ed è riuscita a ristabilire la stabilità. Sta facendo un ottimo lavoro”, ha evidenziato, ribadendo che “se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orbán non significa che non potremo avere altrettanto un buon rapporto”. “Se Vladimir Putin chiamasse, risponderei al telefono”, ha affermato durante la conferenza stampa. “Se dovessimo parlare, potrei dirgli che sarebbe bello porre fine alle uccisioni dopo quattro anni e concludere la guerra”, anche se “probabilmente sarebbe una breve conversazione telefonica e non credo che porrebbe fine alla guerra su mio consiglio”. Magyar ha anche affermato che esaminerà “tutti i contratti” in Ungheria relativi all’energia russa e li rinegozierà e li rescinderà “se necessario”. “Non supportiamo” l’ipotesi di “una corsia preferenziale per l’adesione dell’Ucraina all’Ue. Tutti i Paesi candidati devono affrontare la stessa procedura e ricevere lo stesso trattamento, tutti i capitoli negoziali devono essere discussi”, ha detto inoltre. Durante la conferenza stampa a Magyar è stato porto un foglio: ha interrotto il discorso e quando lo ha ripreso ha detto ai giornalisti di aver appreso che il ministro degli Esteri uscente, Peter Szijjarto, starebbe “distruggendo documenti relativi alle sanzioni” contro la Russia presso il ministero degli Esteri. “Stanno distruggendo documenti, e questo non li aiuterà, ma questo serve solo a darvi un’idea della situazione in Ungheria”, ha affermato paragonando la situazione ai tentativi di distruggere documenti pubblici “dei tempi del comunismo”. La testata americana Bloomberg intanto ha notato che le pagine Facebook di Orban e Szijjarto, “solitamente brulicanti di attività”, sono rimaste silenziose e nessuno li ha più visti da ieri sera, quando il Primo ministro uscente ha concesso la vittoria all’avversario.
La nuova Ungheria di Magyar tende la mano all’Europa: “È un cambio di regime”






