sabato, Aprile 18, 2026

Caro carburanti, verso il blocco nazionale dei trasporti

La guerra avviene nel Golfo Persico, gli effetti si sentono anche da noi. L’autotrasporto italiano proclama ora un fermo nazionale di tutte le attività contro l’impennata dei costi del carburante. La decisione arriva dal comitato esecutivo di UNATRAS, il coordinamento che riunisce le principali federazioni del settore, proprio nel giorno in cui viene annunciata la riapertura dello stretto di Hormuz. Lo sblocco di questa importante arteria navale fa calare i prezzi, ma la situazione è ancora tutta in divenire e il prezzo del gasolio rimane sopra i 2 euro al litro: soglia considerata insostenibile per le migliaia di imprese che garantiscono la circolazione delle merci in Italia. Ma il fronte degli autotrasportatori è tutt’altro che unito e c’è ancora spazio per cambiare rotta. Secondo UNATRAS, la protesta è una scelta inevitabile dovuta alla mancanza di risposte concrete da parte del governo. Il presidente del coordinamento, Paolo Uggè, spiega che le modalità del blocco saranno comunicate alla Commissione di garanzia lunedì 20 aprile. Poiché la legge prevede un preavviso di 25 giorni, il fermo dovrebbe iniziare il 15 maggio e durare cinque giorni: “È una decisione sofferta ma necessaria di fronte al silenzio dell’esecutivo”, dice Uggè, sottolineando come l’attuale dinamica dei prezzi si traduca in un aggravio fino a 9.000 euro all’anno di extracosti per ogni singolo mezzo pesante. Le richieste dei trasportatori puntano a ottenere ossigeno per le casse delle aziende: si va dall’emanazione di un decreto per un credito d’imposta da 100 milioni di euro a interventi per sostenere la liquidità delle imprese, fino alla compensazione rapida dei rimborsi delle accise. Secondo le associazioni di categoria, le misure adottate finora dallo Stato non bastano e anzi finiscono per penalizzare i trasportatori professionisti che investono in sicurezza e sostenibilità ambientale. Tuttavia, il fronte delle rappresentanze non è compatto. ASSOTIR esprime perplessità sulla scelta del blocco nazionale. Secondo la presidente Anna Vita Manigrasso, il settore vive un momento di forte incertezza e il fermo rischia di costare ai trasportatori circa un miliardo di euro in una settimana, cifra molto più alta delle risorse pubbliche che si punta a ottenere. Per ASSOTIR il problema è di natura strutturale: se una parte dei costi deve essere coperta dallo Stato, un’altra quota significativa deve essere assorbita dal mercato e dai committenti, superando la precarietà che caratterizza il settore. L’allarme per le conseguenze della protesta è condiviso da Confcommercio, che sollecita l’apertura immediata di un confronto per evitare una paralisi dei trasporti e dell’intera economia nazionale. Anche le aziende del trasporto pubblico locale, rappresentate da AGENS, chiedono interventi mirati come il credito d’imposta per far fronte ai rincari che colpiscono i bus cittadini. In questo clima di tensione, un primo segnale di dialogo arriva dalla Sicilia. Il Comitato trasportatori siciliani sospende infatti il blocco dei porti iniziato martedì scorso dopo aver ottenuto una convocazione presso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per mercoledì 22 aprile. L’esito di questo incontro e dei possibili passi avanti del governo nei prossimi giorni determinerà se la minaccia del fermo nazionale di maggio sarà realtà o se si troverà una soluzione.

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