Donald Trump ha scompaginato ancora una volta il tavolo della diplomazia internazionale, consegnando all’Iran una nuova proposta di pace definita come l’ultima occasione per evitare un’escalation senza precedenti. Il piano punta a chiudere il conflitto esploso il 28 febbraio scorso con l’operazione Epic Fury, ma il monito lanciato dal tycoon tramite la piattaforma Truth è durissimo: in caso di rifiuto, i bombardamenti riprenderanno con un’intensità “molto maggiore rispetto a prima”. In una successione frenetica di eventi, la Casa Bianca ha prima notificato al Congresso la fine di “Epic Fury” e successivamente sospeso a sorpresa il Project Freedom, l’iniziativa militare lanciata appena 24 ore prima per scortare le navi nello Stretto di Hormuz. Trump ha motivato questa distensione con i “grandi progressi” verso un accordo definitivo, ipotizzando addirittura una firma entro il 14-15 maggio, in tempo per il suo incontro a Pechino con il presidente Xi Jinping. Secondo indiscrezioni di stampa, l’offerta di Washington consiste in un memorandum d’intesa di una sola pagina suddiviso in 14 punti. Il percorso negoziale, che potrebbe iniziare la prossima settimana a Islamabad o Ginevra, prevede una moratoria sull’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran; lo sblocco dei beni iraniani congelati e l’allentamento delle sanzioni economiche, un processo di revisione dei piani nucleari della durata di un mese. Da Teheran arrivano segnali contrastanti: se da un lato si riconoscono i passi avanti, dall’altro alcune richieste americane vengono ancora bollate come una “resa senza condizioni inaccettabile”. La spinta verso la pace è dettata da necessità concrete per entrambi gli schieramenti. L’Iran si trova con l’economia al collasso a causa del blocco navale e dei danni strutturali subiti. Di contro, Trump deve fronteggiare il malcontento interno per un conflitto sempre più impopolare e per l’impennata del prezzo della benzina, arrivato a sfiorare i 5 dollari al gallone. Con le elezioni di metà mandato (Midterm) a novembre, il Presidente non può permettersi un ulteriore calo nei sondaggi, nonostante i recenti successi dei suoi candidati nelle primarie in Indiana. Mentre le borse festeggiano la possibile schiarita e il prezzo del petrolio registra una flessione, la situazione sul campo resta tesa. Se la portaerei statunitense USS Gerald Ford è rientrata in Virginia, la francese Charles-de-Gaulle ha superato Suez per posizionarsi nel Golfo, a presidio della sicurezza nello Stretto di Hormuz. Tuttavia, i venti di guerra non si sono ancora placati del tutto: nelle ultime ore, l’esercito statunitense ha riferito di aver aperto il fuoco contro una petroliera iraniana che tentava di forzare il blocco navale imposto da Washington. La risposta definitiva di Teheran è attesa entro le prossime 48 ore. L’Iran dovrebbe consegnare oggi ai mediatori la sua risposta alla proposta statunitense di porre fine alla guerra. È quanto riporta la Cnn sul suo sito, citando una fonte regionale. In precedenza, il presidente Donald Trump aveva affermato che gli Stati Uniti avevano avuto “colloqui molto positivi” con l’Iran nelle ultime 24 ore. L’ambasciata iraniana ha negato il coinvolgimento delle sue forze armate nell’esplosione che si e’ verificata nella nave sudcoreana nello Stretto di Hormuz questa settimana. L’incendio e’ avvenuto lunedi’ a bordo della Hmm Namu, una nave mercantile battente bandiera panamense con a bordo 24 membri dell’equipaggio. Secondo Donald Trump l’Iran avrebbe “sparato alcuni colpi” contro la nave. Il presidente Usa ha cosi’ esortato la Corea del Sud a unirsi alle operazioni americane volte a ripristinare la normale navigazione attraverso Hormuz. L’ambasciata di Teheran ha dichiarato oggi in un comunicato di “respingere fermamente e negare categoricamente qualsiasi accusa riguardante il coinvolgimento delle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran nell’incidente che ha danneggiato una nave coreana nello Stretto di Hormuz”. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato gli attacchi contro l’Iran alla fine di febbraio, Teheran “ha ripetutamente sottolineato che lo Stretto di Hormuz costituisce parte integrante della sua strategia difensiva”, ha affermato l’ambasciata. “Pertanto, il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz richiede il pieno rispetto delle normative applicabili”, si legge nel comunicato. “In tali circostanze, qualsiasi inosservanza dei requisiti dichiarati puo’ portare a incidenti imprevisti. La responsabilita’ di tali conseguenze ricade su coloro che procedono con il transito o le attivita’ nell’area senza tener conto di queste considerazioni. Dopo le dichiarazioni di Trump, la Corea del Sud ha affermato che avrebbe “rivisto la propria posizione” in merito alla partecipazione alle operazioni statunitensi di scorta alle navi nello stretto. Tuttavia, il consigliere per la sicurezza nazionale Wi Sung-lac ha dichiarato ieri che la sospensione del programma, “Project Freedom”, ha reso superflua ogni altra riflessione aggiuntiva.
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