Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aspettarsi una risposta ufficiale da parte di Teheran entro la notte. L’attesa riguarda l’ultima proposta di accordo di pace presentata dall’amministrazione americana, nel tentativo di sbloccare la situazione diplomatica tra i due Paesi. Washington ha rivisto la bozza della sua risoluzione alle Nazioni Unite che chiede all’Iran di interrompere gli attacchi e la posa di mine nello Stretto di Hormuz, ma sarebbe insufficiente a scongiurare il diritto di veto di Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro. Una bocciatura formale di Pechino, in particolare, sarebbe di imbarazzo in vista della visita della prossima settimana del tycoon in Cina, dal presidente Xi Jinping, con la guerra all’Iran ancora irrisolta e destinata a essere tra i temi principali in agenda. La bozza aggiornata, hanno riferito i media Usa, ha eliminato la clausola che invoca il Capitolo VII della Carta dell’Onu, che consente al Consiglio d’imporre misure che vanno dalle sanzioni all’azione militare, mantenendo però il linguaggio duro contro Teheran. Malgrado il testo non autorizzi esplicitamente l’uso della forza, non lo esclude e “riafferma il diritto degli Stati membri dell’Onu di difendere le proprie navi da attacchi e minacce, comprese quelle che minano diritti e libertà di navigazione”. Una precedente risoluzione, sostenuta dagli Stati Uniti, che sembrava aprire la strada alla legittimazione di un’azione militare americana contro l’Iran, è fallita ad aprile dopo che Russia e Cina hanno esercitato il diritto di veto. L’intelligence Usa ritiene che Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo dell’Iran, stia svolgendo un ruolo cruciale nel definire la strategia bellica, al fianco di alti funzionari di Teheran. Lo riporta la Cnn, in base a diverse fonti a conoscenza del dossier, secondo cui l’esatta portata della sua autorità all’interno di un regime ora frammentato rimane comunque poco chiara. Tuttavia, è probabile che Khamenei stia contribuendo a dirigere la gestione, da parte dell’Iran, dei negoziati con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto, malgrado non compaia in pubblico da quando ha riportato gravi ferite durante un attacco che, all’inizio della guerra, ha causato la morte di suo padre Ali Khamenei e di diversi alti vertici militari del Paese, alimentando le speculazioni sul suo stato di salute e sul suo ruolo all’interno della struttura di leadership iraniana. L’amministrazione Trump continua a perseguire una soluzione diplomatica al conflitto, mentre il cessate il fuoco si protrae ormai da oltre un mese: secondo le fonti, l’intelligence Usa valuta che l’Iran stia ancora cercando di riorganizzarsi all’indomani della campagna di bombardamenti americani che ha lasciato intatte significative capacità militari di Teheran, preservando la facoltà del Paese di resistere per ulteriori mesi a un blocco statunitense. Il presidente americano Donald Trump è rientrato nella tarda serata di venerdì alla Casa Bianca dopo aver partecipato alla cena del LIV Golf Tournament di Sterling, in Virginia. Sceso dal Marine One, il tycoon, nel resoconto del pool dei giornalisti, ha salutato la stampa e ha alzato il pugno, non rispondendo alle domande urlate se “avesse ricevuto notizie dall’Iran” sul suo piano di pace per chiudere il conflitto. Trump, nel pomeriggio di venerdì, ha detto di aspettarsi “stanotte” una replica iraniana sulla sua ultima proposta per raggiungere un accordo di pace duraturo. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha sentito al telefono il suo omologo saudita Faisal bin Farhan per discutere degli sviluppi della guerra in Iran e della situazione a Hormuz in particolare. Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo in una nota. Lavrov e Farahn hanno concordato sulla necessità” di prevenire qualsiasi rinnovata escalation nello e attorno allo Stretto di Hormuz”, si legge, “e di proseguire i contatti diplomatici in corso per una soluzione a lungo termine”. Gli Stati Uniti pongano fine alle loro richieste eccessive e irragionevoli e alle loro aggressioni illegali, per far progredire il processo diplomatico”, lo ha sottolineato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una conversazione telefonica con il suo omologo turco Hakan Fidan ieri sera. “La recente escalation delle tensioni da parte degli Stati Uniti nel Golfo Persico e la violazione del cessate il fuoco hanno accresciuto i sospetti sulla serietà di Washington nel percorso diplomatico”, ha aggiunto. Secondo l’agenzia di stampa IRNA, Fidan ha ribadito il sostegno- del suo Paese al proseguimento degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.







