martedì, Maggio 12, 2026

Kaufmann destinato ad una struttura psichiatrica, processo sospeso ma resta detenuto

Il processo si ferma, ma per Francis Kaufmann non si aprono le porte del carcere. La Corte d’Assise di Roma ha disposto il trasferimento del 46enne in una struttura psichiatrica pubblica dopo avere accolto la perizia che lo definisce affetto da un «disturbo psicotico acuto transitorio», incompatibile – almeno per ora – con la partecipazione consapevole al dibattimento sui delitti di Villa Pamphili. La decisione della presidente Paola Roja sospende il procedimento per un mese, il tempo indicato dai consulenti come necessario per tentare un percorso terapeutico. Contestualmente, il tribunale ha congelato anche i termini della custodia cautelare: un passaggio tecnico ma decisivo, perché evita che la sospensione del processo possa trasformarsi in una scorciatoia verso la scarcerazione. Kaufmann resterà dunque sotto controllo giudiziario e sanitario. Il trasferimento dovrebbe avvenire in una struttura del Servizio psichiatrico ospedaliero della Asl Roma 1, probabilmente l’Ospedale Santo Spirito o, in alternativa, in un altro centro del Lazio, con piantonamento h 24.A differenza di quanto accade spesso con le Rems, dove la carenza di posti provoca lunghi  ritardi, il provvedimento è immediatamente esecutivo perché motivato da esigenze cliniche.Ma il vero nodo è un altro: le cure. Secondo i periti, con una terapia farmacologica  adeguata l’imputato potrebbe recuperare in tempi relativamente brevi la capacità di stare in giudizio. Il problema è che finora Kaufmann avrebbe sempre respinto gli psicofarmaci prescritti durante la detenzione a Rebibbia e Regina Coeli. E la sua condizione, ritenuta non abbastanza grave, renderebbe difficile l’applicazione di un Trattamento sanitario obbligatorio. Tutto si giocherebbe quindi sulla cosiddetta “collaborazione terapeutica”: convincere il detenuto ad accettare spontaneamente le cure. Un’ipotesi tutt’altro che semplice. Gli atti parlano infatti di un atteggiamento costantemente oppositivo nei confronti di magistrati, investigatori, difensori e perfino dei consulenti nominati dal tribunale. Sul caso pesa inoltre il sospetto della simulazione. Parte dell’accusa ritiene che alcuni comportamenti deliranti possano essere funzionali a una strategia processuale. Un dubbio rafforzato dal rifiuto di Kaufmann di sottoporsi a test mirati proprio a verificare l’eventuale finzione dei sintomi psichiatrici. Per i giudici si apre così una fase complessa, sospesa tra esigenze sanitarie e garanzie processuali. Da una parte il diritto dell’imputato a essere giudicato solo se pienamente capace di comprendere il processo; dall’altra la necessità di evitare che una patologia, reale o simulata, finisca per paralizzare definitivamente il dibattimento su uno dei casi più gravi degli ultimi anni nella capitale.

 

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