Ci sono persone che non hanno bisogno di alzare la voce per imporsi: basta guardar loro negli occhi per capire che dietro un sorriso c’è un mondo intero. Jasmine Pili appartiene a questa categoria rara. Classe 1997, cresciuta tra sacrifici familiari, palcoscenici e sogni che non ha mai smesso di inseguire, Jasmine ha trasformato una prova durissima vissuta da bambina in una forza luminosa, diventata oggi la sua cifra più riconoscibile. Danzatrice, insegnante, professionista della televisione, laureata e specializzata nel settore audiovisivo, Jasmine ha costruito il suo percorso con disciplina, studio e una determinazione che non concede scorciatoie. Oggi lavora dietro le telecamere della Rai, ma il suo obiettivo è chiaro: arrivare davanti a quelle telecamere, portando con sé autenticità, energia e quella luce che nasce da un passato che non l’ha mai definita, ma l’ha resa più forte. In questa intervista, Jasmine si racconta senza filtri: la bambina che non ha mai smesso di sorridere, la donna che pretende molto da sé stessa, la professionista che vuole continuare a crescere e a mettersi in gioco.
Guardando al tuo percorso, qual è la prima immagine che ti viene in mente della Jasmine bambina e cosa di quella bambina porti ancora con te oggi?
“La prima immagine che mi viene in mente è una bambina che voleva stare sempre in prima fila. Sgambettava, cercava il centro, voleva essere vista. Avevo già quella voglia lì. Però quando iniziava la musica, quando dovevo davvero esprimermi, la timidezza in parte mi bloccava e questo faceva sì che ogni volta non rendevo mai al 100%. È sempre stato un po’ un paradosso: desideravo l’attenzione, ma allo stesso tempo avevo paura di mostrarmi fino in fondo. Oggi mi rendo conto che quella tensione mi ha costruita. Dentro di me c’è ancora quella bambina che vuole stare al centro, ma ho imparato a non farmi frenare. Non sono nata sicura, mi sono allenata a esserlo. E forse è proprio questo il mio percorso: imparare a occupare lo spazio che ho sempre desiderato”.
La tua storia personale è segnata da una prova enorme affrontata giovanissima. Hai dovuto combattere a 13 anni un tumore ai polmoni. In che modo quell’esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere la vita?
“Quell’esperienza non mi ha resa diversa fuori, però mi ha cambiato dentro. Io resto una persona emotiva, che si lamenta, che vive tutto in modo acceso. Però ho imparato molto presto che la vita può cambiare in un attimo. Quando hai guardato in faccia qualcosa di davvero grande, tutto il resto assume un peso diverso. E questo mi rimette sempre in prospettiva”.
Ci accennavi del legame speciale con tuo nonno. Qual è l’insegnamento più prezioso che ti ha lasciato?
“Mio nonno è sempre stato generoso e buono, e questo non lo dimenticherò mai. Era buffo, proprio come lo sono io. Ridevamo da pazzi e quando piangevo, piangeva insieme a me. Era sensibile. Porto tanto dentro di me di lui. Per lui ero la più brava a danza e in tutto quello che facevo, anche quando fallivo. E gli dicevo sempre che, un giorno, guardando la tv, mi avrebbe vista a me. Poi purtroppo se n’é andato e non è stato possibile. Ma la promessa gliel’ho fatta e me la ripeto ogni giorno. Ce la farò e mi guarderà da lassù. In parte già per quello che sto facendo oggi, sarebbe stato orgoglioso di me”.
Crescere tra il lavoro di tuo padre e la presenza costante dei nonni ti ha dato una struttura solida. Quali valori senti di aver ereditato da loro?
“Sicuramente l’amore per la famiglia. Quand’ero all’ospedale mio nonno ripeteva ogni giorno “perché a lei e non a me”. E questo credo che possa racchiudere tutto. Mio padre ha sempre rispecchiato il suo lavoro di figura autorevole, molto rigida. Ma se c’è una cosa che mi ha insegnato è stata riscoprire la luce dopo il buio e a non mollare mai. Da quel giorno ho iniziato a vedere sempre il lato positivo delle cose, anche quando non c’era. E mi sono tatuata, anche se può sembrare banale, la parola “resilienza” che per me ha invece un significato enorme, perché mi ricorda ogni volta chi sono oggi e la forza che ho”.
La danza è stata il tuo primo linguaggio. “La danza mi ha salvato la vita”, hai detto in più occasioni. Cosa rappresenta oggi per te, dopo anni di studio, palcoscenici e insegnamento?
“La danza è stata il mio primo linguaggio. È stata il modo in cui ho imparato ad esprimermi quando le parole non bastavano. Per me ha significato libertà, forza e anche salvezza, perché mi ha aiutata a superare paure e momenti difficili. Rappresenta ancora tutto questo, ma anche educazione e disciplina. Mi ha insegnato che per ottenere risultati bisogna impegnarsi ogni giorno e che il corpo e la mente devono andare all’unisono. Devo dire che mi manca molto…”
Da piccola hai subito atti di bullismo, eppure non hai mai rinunciato al tuo sorriso. Cosa diresti oggi a chi vive la stessa situazione?
“Oggi io ho fatto strada… e loro? Gli direi che alla fine il tempo mette tutto al proprio posto. Di non farsi influenzare anche se è difficile e ovviamente di rimanere sempre se stessi”.
Hai un percorso accademico importante nel settore audiovisivo. Quanto ha inciso la formazione universitaria nel modo in cui vivi oggi il lavoro in TV?
“La mia formazione universitaria nel settore audiovisivo ha avuto un ruolo fondamentale. Mi ha dato gli strumenti per capire il lavoro in Tv in modo concreto e professionale. Senza questo percorso non avrei mai lavorato in Rai”.
Hai avuto esperienze sui set cinematografici, tra cui anche nell’ultimo film di Checco Zalone, e ora sei dietro le telecamere della Rai. Qual è la lezione più grande che hai imparato in questi ambienti?
“Lavorare sui set, sia cinematografici come quello di Checco Zalone, sia dietro le telecamere della Rai, mi ha insegnato che nulla funziona senza passione, precisione e soprattutto collaborazione. La lezione più grande è che ogni ruolo, anche quello che sembra piccolo o invisibile, è fondamentale. Tutti contribuiscono al risultato finale. È capire come muoversi, rispettare i tempi, le persone e dare il massimo sempre, è ciò che fa la differenza”.
E il tuo sogno è di arrivare davanti alle telecamere. Se domani ti proponessero un nuovo programma televisivo, quale tipo di progetto ti rappresenterebbe di più?
“Mi piacerebbe un progetto che parli di persone, storie ed emozioni vere, ma con ritmo e leggerezza. Un format che permetta di informare, intrattenere e far sentire chi guarda parte di ciò che accade alle persone. Sono convinta che ogni storia possa lasciare grandi lezioni ed emozioni”.
Ti seguiamo su Canale 81 Lazio in qualità di spalla ai conduttori Michele Plastino e Francesco Certo in due diversi programmi televisivi perlopiù sportivi, come procede questa esperienza davanti alle telecamere?
“L’esperienza davanti alle telecamere su Canale 81 è davvero stimolante. Essere da spalla ai conduttori Michele Plastino e Francesco Certo mi permette di imparare ogni giorno e di crescere professionalmente. È anche molto divertente, perché posso portare energia, spontaneità e allo stesso tempo confrontarmi con professionisti esperti che mi aiutano a migliorare costantemente. Li ringrazio”.
Qual è la sfida che senti più urgente per la Jasmine di domani?
“Spesso mi chiedo se sto inseguendo qualcosa di troppo grande… La mia sfida oggi non è brillare ma resistere. Resistere ai momenti in cui mi sento invisibile. Resistere al pensiero che forse dovrei “accontentarmi”. Il fallimento mi spaventa, deludere mi spaventa. Però mi spaventa di più l’idea di non averci provato abbastanza. Capire se il mio sogno è grande e io credo che lo sia, ma soprattutto voglio dimostrare di essere all’altezza di quel sogno e non farmi frenare dalla paura di non farcela, ma usare quella paura come motore”.







