Aula della Camera ha approvato la riforma della nuova legge elettorale con 217 voti a favore, 152 contro e 2 astenuti. Il voto è stato segreto, il provvedimento passa al Senato. Nel provvedimento, basato sul sistema proporzionale, figura un premio di maggioranza per la coalizione, o la lista, che supera il 42% dei consensi corrispondente a 70 seggi aggiuntivi alla Camera e a 35 al Senato, fino a un tetto di 220 deputati e 113 senatori. In caso di mancato raggiungimento di tale soglia, i seggi verranno assegnati in misura proporzionale ai consensi incassati. Nella scheda elettorale verrà indicato il candidato premier e non figureranno le preferenze: l’elettore sceglierà la lista nel suo complesso. La questione è stata al centro di un acceso scontro nell’Aula, che ha visto respingere a voto segreto un emendamento della maggioranza che puntava a inserire la possibilità di indicare tre candidati in una lista di sei nominativi (sette in totale, con capolista bloccato). Il tema potrebbe tornare in campo in seconda lettura a Palazzo Madama.
Esultanza nel centrodestra subito dopo il voto sulla legge elettorale nell’Aula della Camera. I deputati di maggiorana si sono alzati in piedi applaudendo e alcuni di loro si sono stretti la mano in segno di soddisfazione. Si è riempita l’Aula a ridosso del voto finale. Presenti anche diversi ministri, da Giancarlo Giorgetti a Francesco Lollobrigida, da Eugenia Roccella a Maria Elisabetta Alberti Casellati, da Carlo Nordio a Luca Ciriani. A presiedere l’Assemblea il presidente di Montecitorio Lorenzo Fontana. I leader delle forze di opposizione sono tutti intervenuti: la segretaria del Pd Elly Schlein, il leader M5s Giuseppe Conte, uno dei due leader di Avs Nicola Fratoianni, il segretario di Piu’ Europa Riccardo Magi. Per Iv e Azione le dichiarazioni dei capigruppo Maria Elena Boschi e Matteo Richetti. Quanto alla maggioranza, per Forza Italia ha parlato il presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano e, chiuso la serie di dichiarazioni di voto il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli. Sale la tensione e scoppia la bagarre in Aula. A far scattare la scintilla è l’intervento di Giovanni Donzelli di FdI, che nel finire del suo intervento in dichiarazione di voto più volte si è rivolto criticamente e anche ironicamente criticando le opposizioni, Pd in particolare, soprattutto sulle preferenze. Le opposizioni sono esplose in proteste, hanno mostrato cartelli e costretto il presidente Fontana a richiamare tutti i deputati all’ordine. “Non c’è più una maggioranza. È un colabrodo, prendetene atto e traetene le conseguenze per il Paese. Questa legge elettorale è irricevibile e inemendabile e ha gravi profili di incostituzionalità”. Lo ha affermato la segretaria Pd, Elly Schlein, in dichiarazione di voto sulla legge elettorale. E’ Giorgia Meloni “che non ci ha messo la faccia” sull’emendamento sulle preferenze. “Siete andati sotto di un voto e lei non era qui a votare. Le opposizioni, invece sono state unite in questa battaglia. Agli italiani ci penseremo noi con il salario minimo, il congedo paritario, con l’assunzione di medici e infermieri. Vi manderemo a casa con qualunque legge elettorale” ha detto Schlein. “Vi avviso: la battaglia che ci avete visto fare uniti, e le opposizioni hanno dimostrato massima comprensione del momento storico, massima chiarezza politica, abbiamo fatto una battaglia contro la vostra arroganza, con cui volete prendere il potere. Ebbene, questo è solo un antipasto. Non avete idea della battaglia che vi aspetta, con cui impediremo di prendere il potere”. Così il leader M5S ed ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nelle dichiarazioni di voto nell’Aula della Camera prima del voto finale sulla proposta di legge per la riforma elettorale. “E io – ha concluso – prendo un impegno con gli italiani, ci impegneremo allo stremo, con la massima passione e determinazione, per tirare noi l’Italia fuori dalla palude di questo governo Meloni, la palude in cui sono impantanati sei milioni di poveri, in cui sei milioni di persone rinunciano a fare esami in ospedale e state spendendo miliardi su miliardi per le armi senza neppure trarre un euro dagli extraprofitti. Ora tocca a noi”.
Via libera della Camera alla legge elettorale con 217 sì, passa al Senato. I no 152







