Un castello tutto esaurito da oltre un mese, quasi mille spettatori e due ore di confronto serrato su una delle vicende giudiziarie più controverse della cronaca italiana. La domanda al centro della serata è rimasta sospesa: chi ha ucciso davvero Chiara Poggi? È stato un successo oltre le aspettative l’appuntamento con “Cronache Italiane”, il format ideato dal giornalista di Etruria News Paolo Gianlorenzo e prodotto da Carramusa Group, andato in scena nella suggestiva cornice del Castello di Santa Severa, nel territorio di Santa Marinella. Un evento che ha trasformato uno dei luoghi simbolo del litorale laziale in un grande spazio di confronto sul delitto di Garlasco, a quasi vent’anni dall’omicidio che continua a dividere investigatori, magistrati, giornalisti e opinione pubblica. A guidare la serata è stato Massimo Giletti, nel ruolo di moderatore, che con la sua inseparabile agenda nera ha ripercorso le tappe principali della vicenda, dai cinque gradi di giudizio agli atti delle inchieste fino alle sentenze che hanno segnato il lungo percorso giudiziario. Proprio Giletti ha offerto uno dei passaggi più significativi dell’incontro, sottolineando come il caso sembri destinato a lasciare ancora molti interrogativi aperti. «Mi viene in mente la storia dell’ultimo soldato giapponese che continuava a combattere anni dopo la fine della guerra. Sono sicuro che nel 2034 Paolo Gianlorenzo organizzerà un’altra serata come questa e saremo ancora qui a parlare dei dubbi sul caso di Garlasco», ha affermato il conduttore, in una riflessione che ha sintetizzato il clima della serata. Al centro del dibattito, infatti, è emersa la percezione che, nonostante una sentenza definitiva, la vicenda continui a generare domande e nuove analisi. Secondo Giletti, non sarebbe da escludere nemmeno uno scenario fino a pochi anni fa considerato impensabile: quello in cui la nuova inchiesta della Procura di Pavia possa arrivare a un esito senza un colpevole riconosciuto per la morte di Chiara Poggi. A entrare nel dettaglio degli aspetti più controversi dell’indagine sono stati soprattutto i giornalisti Carmelo Abbate e Gianluca Zanella, che hanno analizzato gli elementi investigativi, le criticità emerse nel corso degli anni e le contraddizioni legate al percorso processuale che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, con particolare attenzione alla fase dell’appello bis dopo le due precedenti assoluzioni. Tra gli episodi più discussi della serata anche quello relativo all’interrogatorio di Stasi sulle presunte tracce di sangue individuate sui pedali della sua bicicletta, elemento inizialmente considerato rilevante nell’impianto accusatorio e successivamente ridimensionato dopo gli accertamenti che ne hanno escluso la natura ematica. Un passaggio che ha contribuito ad alimentare il confronto su errori investigativi, prove e ricostruzioni alternative, confermando come il caso di Garlasco continui ancora oggi a occupare uno spazio centrale nel dibattito pubblico.
Il caso Garlasco riaccende il dibattito al Castello di Santa Severa: quasi mille persone per “Cronache Italiane”







