Dieci anni dopo, ad Accumoli, il ricordo del terremoto del 24 agosto 2016 resta inciso nella memoria di chi quella notte si trovò improvvisamente a fare i conti con la paura, con la distruzione e con un territorio trasformato in pochi interminabili secondi. Il comune reatino, individuato come uno degli epicentri del sisma che sconvolse il Centro Italia, si prepara a vivere il decennale di una tragedia che ha lasciato segni profondi non soltanto sugli edifici, ma soprattutto nelle vite delle persone. Chi era ad Accumoli quella notte ricorda il boato, le scosse violentissime, la corsa fuori dalle abitazioni e la sensazione di non avere più punti di riferimento. In pochi istanti case e strutture sono crollate o sono rimaste gravemente danneggiate, mentre le strade del paese e delle frazioni diventavano il teatro di una drammatica emergenza. Il terremoto ha colpito una comunità già caratterizzata da una forte identità territoriale, legata ai piccoli centri, alle frazioni e alla vita quotidiana di una popolazione abituata a vivere in un’area montana dove i rapporti tra vicini e il senso di appartenenza rappresentano elementi fondamentali. A distanza di dieci anni, il racconto dei sopravvissuti restituisce ancora oggi immagini nitide di quella notte: il rumore delle macerie, le persone radunate all’aperto, i soccorsi arrivati nelle ore successive e la consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima. Il terremoto non ha infatti rappresentato soltanto una parentesi drammatica, ma l’inizio di un lungo percorso fatto di emergenza, trasferimenti, sistemazioni provvisorie e attesa della ricostruzione. Per molte famiglie la perdita della casa ha significato interrompere abitudini consolidate e allontanarsi temporaneamente dal proprio paese, mentre per l’intera comunità si è aperta la difficile sfida di mantenere vivo il tessuto sociale nonostante la dispersione della popolazione. Accumoli è diventato così uno dei simboli del sisma del Centro Italia, insieme ad Amatrice, Arquata del Tronto e agli altri comuni duramente colpiti dalle scosse. Il decennale assume quindi un valore particolare: da una parte il dovere di ricordare le vittime e tutte le persone coinvolte, dall’altra la necessità di interrogarsi sullo stato della ricostruzione e sul futuro dei territori colpiti. Dieci anni rappresentano un periodo sufficientemente lungo per misurare la distanza tra le promesse e i risultati raggiunti, ma anche per comprendere quanto sia complesso ricostruire non soltanto muri e abitazioni, bensì intere comunità. Ad Accumoli la memoria resta affidata soprattutto alle testimonianze di chi c’era, di chi ha perso una casa, un’attività, un luogo familiare o una persona cara e di chi, nonostante tutto, ha continuato a mantenere un legame con il territorio. Sono storie diverse, accomunate dalla stessa notte e da quella domanda che ancora oggi accompagna il paese: quando il processo di ricostruzione sarà davvero concluso, quale sarà il volto di Accumoli? Nel decimo anniversario del terremoto, il ricordo torna dunque al 24 agosto 2016, ma guarda inevitabilmente anche al futuro. Perché la vera ricostruzione, per chi vive questi territori, non può esaurirsi nella riapertura di un edificio o nella ricostruzione di una strada: significa restituire case, servizi, lavoro e soprattutto la possibilità di continuare a vivere nei luoghi ai quali intere generazioni sono rimaste legate.







