lunedì, Agosto 24, 2026

La premier Meloni: “Sulla ricostruzione ad Amatrice c’è stato un cambio di passo”

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“In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social, in occasione del decimo anniversario del sisma nel Centro Italia. “Fin dal suo insediamento, il governo ha lavorato, con determinazione e caparbietà, per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma. Un cambio di passo che è testimoniato dai numeri dei contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla decisa ripresa di quella pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata” scrive la presidente del Consiglio nella prefazione al volume ‘Le pietre della rinascita’, presentato al Meeting di Rimini. “Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo”. C’è “un grande lavoro di squadra che ha un obiettivo preciso: vincere la sfida della rinascita, economica e sociale, dell’Appenino centrale”. Nella prefazione, intitolata ‘Segni di speranza’, Meloni scrive che “rimarrà per sempre fissata nelle nostre menti e nei nostri cuori la notte del 24 agosto 2016, sconvolta dalla terribile scossa delle 3.36 che ha devastato il Centro Italia e ha dato il via alla sequenza sismica che ha dispiegato i suoi effetti distruttivi nei mesi successivi, interessando un’area immensa: 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni, 138 Comuni”. “Oggi – prosegue la premier – il cratere sismico è il cantiere più grande d’Europa, e in questo cantiere non si stanno ricostruendo solo le case, gli edifici pubblici, le chiese, le fabbriche. Si sta ricostruendo anche la vita di un’intera comunità, travolta da un evento che ha cambiato per sempre il volto di borghi, città, territori”. Il Centro-Italia, scrive ancora la presidente del Consiglio, rappresenta anche uno degli scrigni dell’identità italiana ed europea. “L’Appennino centrale custodisce, infatti, alcuni dei simboli più rappresentativi della storia nazionale e dell’intero continente. Edifici culturali, storici e religiosi, che hanno disegnato la nostra civiltà e che vogliamo possano continuare ad illuminarla per molto tempo ancora”. “Questa pubblicazione – dice Meloni a proposito del volume che documenta la ricostruzione del patrimonio artistico dell’area del sisma – racconta il percorso di rinascita di alcuni di questi simboli. Simboli forgiati da pietre millenarie, ma che in questi anni sono state restaurate, rigenerate, ricollocate dov’erano. Con l’amore, la cura e la dedizione che meritano. Attorno a queste pietre la vita è ripresa, le comunità si sono ritrovate, i legami identitari hanno trovato nuova linfa”. Perché “se l’amore è ‘forte come la morte’, è anche capace di sostenere ‘infermitate e tribolazione’. Fino a rigenerare vita, pietre, luoghi. Abbiamo bisogno di simboli, e di rivedere integre le forme del passato per costruire le forme del futuro. Radici e contemporaneità, eredità e investimenti”. “Il cammino della ricostruzione non è finito. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E noi intendiamo farlo. Con determinazione e caparbietà, per rispondere a quella ‘domanda di futuro’ che ci viene rivolta da chi è nato e cresciuto in quei luoghi e vuole tornare a viverli. Perché il futuro nasce dove c’è vita e c’è cuore. Per chi è rimasto, per chi è tornato o vuole tornare. Perché restare e tornare non sono solo una questione personale, non sono gesti di immobilismo o di nostalgia, sono una scelta, una visione, un atto di cura, volontà di costruzione. Restare nei territori non significa restare indietro, ma assumersi la responsabilità di prenderli per mano e portarli avanti. Tornare è il desiderio di contribuire a una nuova fioritura, partendo da ciò che si conosce meglio e ha forgiato l’identità profonda”. “Questo – conclude – è il senso profondo della strategia che il governo sta portando avanti attraverso tutte le sue articolazioni, sotto il coordinamento del Commissario Castelli e della Struttura commissariale Sisma 2016”.

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