
E’scaduto a mezzanotte l’ultimatum dell’Ecowas dopo il golpe del 26 luglio scorso che ha deposto il presidente Mohamed Bazoum. Se l’ordine costituzionale non verrà ripristinato, la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale si è detta pronta a intervenire militarmente. Il paese africano è ora controllato dalla giunta guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, comandante della Guardia presidenziale che, per favorire i rimpatri dei cittadini europei, ha riaperto gli spazi aerei. Francesi, italiani, tedeschi, spagnoli e britannici sono rientrati coordinati dalle cancellerie europee preoccupate per la grave crisi istituzionale e sociale che potrebbe portare a un vasto conflitto nella regione del Sahel. E’ iniziato anche il rientro di alcuni militari italiani, ha annunciato il ministro della Difesa Crosetto. Il contingente Nato presente sul territorio è composto da oltre 2900 militari: 1500 francesi, 1.100 americani e 350 italiani. Oltre a essere un partner strategico dell’Ue per frenare il flusso di migranti dall’Africa subsahariana e un Paese ricco di uranio e oro, il Niger è uno Stato africano chiave della regione del Sahel, territorio controllato anche da milizie armate di matrice jihadista come Boko Haram, Iswap e i Fulani, a cui potrebbe affiancarsi il gruppo dei mercenari Wagner che, per bocca dello stesso Prigozhin, si è detto disponibile a intervenire a favore dei golpisti che gli hanno chiesto aiuto in vista di un eventuale intervento armato da parte dell’Ecowas.
L’organizzazione formata da 15 paesi africani (Mali sospeso nel 2021 e Burkina Faso nel 2022, entrambi a causa di colpi di Stato) e gli alleati occidentali tra cui Francia e Stati Uniti vogliono il rientro del presidente eletto due anni fa, che dal palazzo presidenziale a Niamey dove è ostaggio insieme alla famiglia ha lanciato un appello al Washington Post: “Non lasciate che il Niger cada in mano russa”.







