giovedì, Aprile 2, 2026

Imu, Viterbo tra le città più care d’Italia: “Seconda casa più tassata che a Napoli”. La Uil: “Serve una riforma nazionale, è una lotteria fiscale”

A Viterbo la seconda casa costa più di Napoli. È quanto emerge da uno studio del servizio politiche fiscali della Uil, secondo cui nel capoluogo della Tuscia l’Imu media si attesta a 1006 euro, contro i 662 euro del capoluogo campano. Una differenza che, secondo il segretario generale della Uil di Viterbo, Giancarlo Turchetti, evidenzia come il sistema fiscale immobiliare italiano sia “diseguale, confuso e simile a una lotteria”. Lo studio, coordinato dal segretario confederale Santo Biondo, ha calcolato la rendita media degli immobili imponibili, rivalutata del 5% e moltiplicata secondo i coefficienti previsti. Su questo valore sono state applicate le aliquote deliberate dai Comuni e pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze entro il 28 ottobre. Il risultato mostra come, a parità di condizioni catastali, il prelievo fiscale possa variare anche in modo significativo da città a città. Turchetti sottolinea che l’Imu non si applica all’abitazione principale, salvo rientri tra le categorie di lusso, ma grava su seconde case, immobili commerciali, aree edificabili e terreni agricoli. «In Italia – spiega – oltre 26,1 milioni di proprietari versano l’Imu: il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati. Il gettito complessivo supera i 19 miliardi annui». Una pressione fiscale che, senza criteri omogenei, finisce per pesare in modo squilibrato sulle famiglie. Per questo la Uil chiede una revisione strutturale dell’imposta, che mantenga inalterato il gettito complessivo ma redistribuisca in modo più equo il carico fiscale. «Serve maggiore progressività – afferma Biondo –: chi possiede patrimoni immobiliari elevati o immobili inutilizzati deve contribuire di più, mentre chi ha redditi medio-bassi, famiglie numerose o affitta a canone concordato deve avere tutele automatiche». Il sindacato propone inoltre una banca dati unificata – catasto, anagrafe, utenze e locazioni – per smascherare false pertinenze e immobili fittiziamente vuoti, liberando risorse e alleggerendo chi oggi “paga per tutti”. Sul piano normativo, la Uil chiede regole nazionali chiare: un range di aliquote entro cui i Comuni possano muoversi, con obbligo di motivare pubblicamente ogni aumento e di rendere misurabili i servizi garantiti con il maggior gettito.Al centro della proposta, però, c’è la riforma del catasto, definita da Biondo «il punto di partenza per ricostruire un patto di fiducia tra Stato e cittadini». «Se non misuri bene,  non puoi tassare bene – afferma –. Servono basi imponibili aggiornate, aliquote trasparenti e un sistema che premi chi investe e rigenera il patrimonio edilizio». Una riforma che, secondo il sindacato, non può più essere rimandata. «È una scelta di giustizia ed equità – conclude Biondo – che il Paese deve avere il coraggio di fare adesso».

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