“Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”. Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia fermato per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, si è rivolto al suo l’avvocato, Piero Porciani. Lo ha detto lo stesso legale entrando nel carcere di San Vittore dove si tiene l’interrogatorio davanti al gip per la convalida del fermo. L’avvocato Porciani ha spiegato che il suo assistito è “triste, pentito di quello che ha fatto” e ha aggiunto che sia lui che la madre “sono andati a pregare in Chiesa”, anche per la vittima. Il difensore ha inoltre ribadito che Cinturrino “ha sparato perché aveva paura; quello che ha fatto dopo lo sappiamo tutti, è stato un errore” ha aggiunto Porciani, ribadendo che l’assistente capo “non ha mai preso un centesimo da nessuno”. Per quanto riguarda la messinscena della pistola, l’avvocato ha spiegato che “era in quello zaino da qualche tempo e che il suo collega”, quando ha ricevuto l’ordine di andare a prenderlo in commissariato, “non poteva non sapere”. “Che Cinturrino venga cacciato sono d’accordo, ma un delinquente non è uno che sbaglia, è uno che delinque. E chi sbaglia paga” ha concluso a proposito delle parole del capo della Polizia, prefetto Vittorio Pisani. “Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici” ha detto uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso nel caso della morte di Mansouri, confermando a verbale, il 19 febbraio, le “richieste di soldi e droga” da parte dell’assistente capo Cinturrino. L’agente l’ha descritto come violento e “poco raccomandabile”: pestava pure con “accanimento” con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo per denaro e droga. E sul rapporto con Mansouri, detto Zack: “So che lui lo voleva prendere”. Cinturrino mandò messaggi ad un altro agente, presente nel bosco per l’operazione antispaccio, dopo che aveva già sparato al 28enne ma per fargli “credere che a quell’ora Zack”, soprannome del giovane, “non era ancora morto”. Compare un altro dettaglio dall’interrogatorio del 19 febbraio. Alle 17.46 (il colpo alla testa è delle 17.33) l’agente ricevette tre messaggi da Cinturrino con scritto: “È arrivato in fondo Zack. Zio. Vieni che è lì”. L’agente, comunque, aveva già visto “il corpo a terra”. “È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola” ha dichiarato l’agente che era più vicino a Cinturrino, quando ha sparato e ucciso Mansouri. Il collega lo avrebbe detto quel 26 gennaio agli altri poliziotti, descrivendo ciò che aveva fatto l’assistente capo 41enne. Parole riportate in uno dei verbali dei quattro agenti indagati. “Ci portiamo addosso un peso” ha raccontato uno degli agenti interrogati cinque giorni fa. I due poliziotti arrivati dopo sulla scena – dopo che il collega 28enne sarebbe andato, su ordine di Cinturrino, a recuperare la borsa in commissariato con dentro la pistola finta per la messinscena – hanno confermato di aver capito subito, “insospettiti”, che “la pistola l’aveva messa lui” vicino al corpo di Mansouri. “Quando ho visto che stava morendo, ho perso la testa” ha detto oggi l’assistente capo durante l’interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro, nel carcere di San Vittore. Come ha riferito il suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, il poliziotto ha “ammesso le sue responsabilità e chiede scusa a quelli che si sono fidati di lui. Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori”. La compagna di Cinturrino: “Se ha sbagliato, pagherà. Ma non ha mai chiesto il pizzo”
“Quando l’indagine indicherà la verità vedremo. Se ha sbagliato pagherà quello che deve” ha detto Valeria, la fidanzata di Cinturrino. La donna, custode in un palazzo al quartiere Corvetto, ha detto di essere “amareggiata” per le perquisizioni di ieri ma che gli investigatori “dovevano fare il loro lavoro. Tutto questo di certo non mi rende felice”. La donna ha aggiunto: “Sono la custode da 20 anni e posso dire certamente che sono tutti racconti di pura fantasia”, a proposito delle presunte richieste di pizzo e droga ai pusher. “Nessuno dei due ha mai ricevuto nulla e davanti a noi non è mai avvenuto nulla” ha assicurato Valeria. “Abitando lì ho visto alcune situazioni che prontamente sono state segnalate”. Domenico Santoro spetterà decidere sulla richiesta di convalida e di applicazione della custodia cautelare in carcere. Cinturrino potrebbe fuggire perché nella sua disponibilità sono stati trovati diversi “alloggi”, si apprende (il fermo è motivato dal pericolo di fuga). Nella richiesta al gip si farebbe riferimento a un “pesantissimo” rischio di inquinamento probatorio, al pericolo di reiterazione di altri reati, e alle pericolosità sociale del 41enne di Messina che, secondo fonti inquirenti, sarebbe emersa in modo “inquietante” dalle indagini. Nel provvedimento della Procura di Milano si legge che Mansouri “non ha mai impugnato la pistola” mentre Cinturrino, “lungi dall’aver spostato l’arma con un semplice gesto”, “l’ha maneggiata in modo tale da lasciare tracce biologiche in più punti”. Dalle analisi tecniche è emersa “l’assenza, sulla pistola, di tracce genetiche riferibili alla vittima; sono, invece, state rinvenute tracce biologiche” dell’assistente capo della Polizia di Stato “sulla guanciola destra, sia sul grilletto/ponticello sia sul cane sia sul dorso dell’impugnatura dell’arma”.






