Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato al New York Post di avere “un piano per tutto”, nel tentativo di rassicurare i cittadini americani dopo il forte aumento dei prezzi del petrolio provocato dal conflitto con l’Iran, che nelle scorse ore si è stabilizzato sopra i 100 dollari al barile. “Ho un piano per tutto. Sarete molto felici”, ha aggiunto Trump. Il petrolio chiude sotto i 100 dollari a New York. Le quotazioni salgono del +4,26% a 94,77 dollari al barile. Il prezzo del gas naturale in Europa prosegue il rally e chiude la prima seduta della settimana in rialzo di quasi il 5%. All’hub di riferimento Ttf i future sul contratto di aprile salgono a 55,89 euro/Mwh, a fronte del timore che un conflitto prolungato in Medio Oriente possa interrompere le forniture di gas. La scorsa settimana i prezzi sono aumentati di oltre il 50%, raggiungendo i livelli più alti dall’inizio del 2023. “Le riserve petrolifere sono mantenute esattamente per situazioni come questa. Se ci troviamo di fronte a una crisi o a interruzioni delle forniture, è proprio in questi casi che possiamo intervenire”. Lo ha detto il commissario Ue Valdis Dombrovskis in conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, interpellato sull’ipotesi di utilizzo delle riserve strategiche di petrolio. “Al momento non vediamo una carenza strutturale di offerta nel medio periodo” e “un eventuale intervento sarebbe giustificato. Oggi i ministri delle Finanze del G7 hanno discusso della situazione e della possibilità di un intervento coordinato a livello del G7. Tuttavia, in questa fase non sono state prese decisioni concrete”, ha aggiunto. “Come ho già ricordato, i ministri dell’Energia del G7 porteranno avanti la discussione e la esamineranno più concretamente già domani”. “Per l’Europa non ci sono le condizioni d’emergenza e invece per noi dovrebbe valutare l’adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle adottate nel 2022 all’indomani dell’attacco russo contro l’Ucraina. Agire subito stoppando i prezzi dell’energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel ’22”. Così il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti nel corso della discussione all’Eurogruppo sull’impatto della crisi in medio Oriente sui prezzi energetici. Il caro dei prezzi energetici dovuto alla guerra in Medio Oriente, se dovesse durare, rischierebbe di mandare in recessione l’economia italiana. Una situazione che scompaginerebbe il rientro del debito pubblico italiano: il debito/Pil, oltre ad aumentare a causa di un’economia che non cresce, salirebbe per colpa del maggior costo degli interesse, dove un ipotetico rialzo dei rendimenti di 100 punti base, a lungo andare, costerebbe allo Stato 30 miliardi l’anno. A fare i conti è Carlo Cottarelli, ex direttore del dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale. “L’impatto sui tassi non è il problema principale”, dice Cottarelli. Le stime indicano che un aumento del 10% del prezzo del petrolio cancella 0,1 di Pil, e il petrolio a 120 dollari significa un aumento del 100%: l’impatto sulla crescita italiana, stimata nell’ordine dello 0,5%, sarebbe di “almeno un punto”. Dunque – dice Cottarelli – “quando si arriva a prezzi petrolio intorno ai 120 dollari, un Paese come l’Italia potrebbe finire in recessione, a meno che lo Stato metta soldi per sostenere economia, come nel 2022”.
Petrolio rallenta sotto i 100 dollari, il G7 valuta lo sblocco riserve strategiche






