Soldi riconducibili al clan Senese sarebbero stati trasferiti e reinvestiti in attività economiche legate alla ristorazione a Roma. È quanto emerge dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia, che coinvolge Mauro Caroccia e la figlia Miriam. Secondo l’accusa, i capitali illeciti sarebbero confluiti nella società “Le 5 Forchette”, che gestiva anche il ristorante “Bisteccheria d’Italia” situato sulla via Tuscolana. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era quello di ripulire denaro sporco e rafforzare la presenza del gruppo criminale nel tessuto economico locale.
Le accuse della procura
I magistrati di piazzale Clodio contestano ai due indagati i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni. In particolare, l’ipotesi investigativa è che nel dicembre 2024 siano stati effettuati investimenti nella società con l’intento di consolidare il controllo del clan sulle attività economiche. Le imprese coinvolte sarebbero state utilizzate come strumenti per il reinvestimento dei proventi illeciti, consentendo così alla struttura criminale di ampliare la propria influenza sul territorio romano.
Il ruolo di Mauro Caroccia
Mauro Caroccia risulta già destinatario di una condanna definitiva a 4 anni di carcere proprio per intestazione fittizia di beni. Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, avrebbe agito come prestanome di Michele Senese, figura ritenuta al vertice della camorra romana. Questo elemento rafforza il quadro accusatorio attuale, in cui viene ipotizzata una continuità nelle modalità operative legate alla gestione dei capitali riconducibili al clan.
Il coinvolgimento politico
Nella vicenda compare anche il nome dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che era entrato come socio nella società “Le 5 Forchette” per poi cedere le proprie quote. La sua posizione è emersa a seguito delle notizie diffuse dalla stampa. Dopo l’esplosione del caso mediatico, Delmastro ha rassegnato le dimissioni dall’incarico governativo.
Prossimi sviluppi dell’inchiesta
Mauro Caroccia e la figlia Miriam saranno interrogati nei prossimi giorni dagli inquirenti. L’indagine prosegue per chiarire i flussi finanziari e verificare l’effettiva destinazione dei capitali investiti nelle attività commerciali. L’attenzione della Direzione distrettuale antimafia resta concentrata sul possibile utilizzo delle imprese come canali per il riciclaggio e sul ruolo dei soggetti coinvolti nella gestione societaria.






