Una storia di violenze familiari, silenzi e complicità si è conclusa con una dura sentenza del tribunale. Una caposala di 43 anni dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, residente nel capoluogo pontino, è stata condannata a dieci anni di carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo l’accusa, la donna avrebbe drogato il figlio minorenne e abusato di lui, filmando gli episodi e inviando i video all’amante. I fatti, secondo quanto emerso nel corso del processo, sarebbero andati avanti per anni. Il ragazzo, oggi quattordicenne, sarebbe stato sedato con farmaci e costretto a subire le violenze dell’uomo, un quarantacinquenne originario di Velletri con cui la donna aveva una relazione extraconiugale, condannato a sua volta alla stessa pena. Determinanti per l’inchiesta sono state le testimonianze raccolte dagli investigatori e i video trovati sul telefono della donna. I giudici hanno parlato di un quadro gravissimo, segnato da crudeltà, manipolazione e totale assenza di protezione nei confronti del minore. La sentenza è arrivata al termine di un processo complesso e molto seguito. A emetterla è stata il giudice per l’udienza preliminare Ilaria Tarantino del Tribunale di Roma nei confronti dei due imputati, entrambi detenuti in carcere dal giugno 2025. I due sono stati processati con rito abbreviato, ottenendo così la riduzione di un terzo della pena. Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Maria Perna aveva chiesto per entrambi una condanna a 16 anni di reclusione. Per il tribunale, le responsabilità della madre e del compagno sono risultate evidenti e aggravate dal fatto che le violenze siano avvenute all’interno della famiglia, luogo che avrebbe dovuto garantire sicurezza e tutela al ragazzo.Il minore è stato affidato ai servizi sociali e segue ora un percorso di sostegno psicologico.






