Si è svolto, alla Camera dei Deputati, nella Sala “Matteotti”, il convegno “Come cambia la responsabilità genitoriale dopo la riforma Cartabia”, promosso con il patrocinio di Confassociazioni Salute e Terzo Settore. L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, magistrati, avvocati, psicologi, consulenti e rappresentanti delle Associazioni di settore per fare il punto sui primi effetti del D.Lgs. 149/2022 nei procedimenti che riguardano minori, famiglie e crisi genitoriali.
Sono intervenuti gli onorevoli Pino Bicchielli e Valentina Grippo, che hanno richiamato la necessità di ascoltare le categorie professionali e di valutare le riforme non solo sul piano formale, ma per la loro reale capacità di produrre strumenti efficaci a tutela dei minori.
Nel corso del convegno hanno portato il loro contributo di esperienze e proposte anche il dott. Claudio Cottatellucci, Presidente dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia, e il dott. Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari. Al centro del confronto i principali nodi applicativi del nuovo rito: il ruolo della mediazione familiare, le criticità della consulenza tecnica d’ufficio, il rapporto tra rapidità del processo e qualità della decisione, la necessità di maggiori risorse per la giustizia minorile e per i servizi territoriali, nonché il rafforzamento degli strumenti preventivi per evitare la sovra-giudizializzazione dei conflitti familiari.
“Una riforma così delicata non può essere giudicata soltanto per la sua architettura normativa, ma per il modo in cui entra nella vita delle famiglie, dei minori e degli operatori. La qualità della giustizia si misura anche nella chiarezza delle regole, nella trasparenza degli strumenti e nella capacità delle istituzioni di non lasciare soli i cittadini davanti alla complessità”, ha dichiarato, a margine del convegno, il dott. Massimo Maria De Meo, Presidente di Confassociazioni Salute e Terzo Settore.
“Quando si parla di responsabilità genitoriale non si discute soltanto di regole, ma di equilibri emotivi e relazionali molto fragili. Ogni strumento, dalla mediazione alla CTU, deve essere valutato chiedendosi se aiuta davvero a proteggere il minore e a leggere correttamente la complessità del caso concreto”, ha dichiarato la dott.ssa Roberta Costantini, psicoterapeuta e psicologa giuridica, a nome del coordinamento scientifico dell’iniziativa (avv. Mariagrazia Massella, avv. Rosaria Salamone)
Tra le indicazioni emerse: la richiesta di un monitoraggio nazionale del nuovo rito che verifichi non solo i tempi processuali, ma anche la qualità delle relazioni familiari; il rafforzamento degli organici giudiziari e dei servizi territoriali; una riflessione sul ruolo della CTU e sul sistema di tutela nei casi di alta conflittualità; il potenziamento dei centri di mediazione e percorsi di sostegno preventivo.
Il convegno ha confermato la necessità di un approccio realmente multidisciplinare, capace di mettere in dialogo diritto, psicologia, associazionismo e le istituzioni coinvolte, dotandole di risorse umane e finanziarie necessarie, nella consapevolezza che la centralità del minore deve tradursi in procedure comprensibili, garanzie effettive e decisioni proporzionate soprattutto nei tempi.
Responsabilità genitoriale: alla Camera confronto su mediazione, CTU e tutela dei minori con operatori ed associazioni delle famiglie







