lunedì, Aprile 27, 2026

La Fenice, atto finale: Beatrice Venezi fuori scena dopo mesi di attrito

La Fondazione Teatro La Fenice annulla ogni futura collaborazione con Beatrice Venezi. A firmare è il sovrintendente Nicola Colabianchi e nella nota ufficiale le parole sono pesanti: incompatibilità, rispetto, tutela. Il lessico istituzionale tiene la linea, ma lascia intravedere le tensioni accumulate. Un peso che si è accumulato in lunghi mesi, tra comunicati e interviste. L’ultima, pubblicata il 23 aprile dal quotidiano argentino La Nación, sembra aver offerto la goccia mancante. Venezi, spiegando le ragioni delle proteste interne, parla di un’orchestra dove i posti “si passano praticamente di padre in figlio”. Più che accendere la polemica, la frase conferma che la convivenza tra direttore e orchestra è di fatto riconosciuta impossibile.Alla Fenice, dove l’accesso avviene per concorso pubblico, quelle parole suonano come una delegittimazione della stessa istituzione e dell’orchestra che il  Maestro avrebbe dovuto iniziare a dirigere dopo l’estate. Il resto segue una traiettoria prevedibile. La Fondazione prende le distanze, ribadisce i propri principi, chiude il rapporto. Il segretario della CGIL Venezia, Daniele Giordano, parla di una decisione inevitabile, arrivata tardi. Dal fronte istituzionale, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si limita a prendere atto, confermando fiducia a Colabianchi. Una presa di distanza che è anche una forma di contenimento: evitare che il caso si allarghi oltre il perimetro già segnato. Più netto il tono politico. Il capogruppo M5s al Senato, Luca Pirondini, parla di “teatrino” e chiede scuse. Qui il linguaggio cambia: non più la cautela delle istituzioni, ma il bisogno di segnare responsabilità, di chiudere il racconto con un colpevole riconoscibile. La decisione del sovrintendente Nicola Colabianchi di nominare Beatrice Venezi come direttore era stata contestata dagli operatori del teatro fin dall’inizio, sia per il metodo seguito, che per il profilo artistico ritenuto inadeguato della designata. Colabianchi era stato anche accusato di avere ceduto a pressioni politiche, per la nota vicinanza di Beatrice Venezi ad Atreju e alla Presidente del Consiglio.

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