Sui Monti Aurunci torna alta la tensione per i ripetuti attacchi della fauna selvatica agli allevamenti, dopo che nei giorni scorsi un branco di lupo ha colpito duramente un allevamento di cavalli situato ai confini tra Lenola e Fondi, causando la morte di sette puledri nell’arco di pochi giorni, un episodio che riaccende il dibattito sulla difficile convivenza tra attività umane e grandi predatori nei parchi naturali del Lazio; secondo quanto riferito dal proprietario della struttura, i predatori avrebbero agito in più incursioni notturne, approfittando probabilmente della scarsa illuminazione e della vastità dei terreni, lasciando dietro di sé carcasse e segni evidenti di predazione che hanno provocato danni economici rilevanti e un forte impatto emotivo su chi vive e lavora quotidianamente a contatto con gli animali; il fenomeno, tutt’altro che isolato, si inserisce in un contesto più ampio che vede il ritorno stabile del lupo su molti rilievi dell’Italia centrale, favorito da fattori come il parziale abbandono delle aree rurali e montane e la maggiore disponibilità di prede selvatiche, elementi che hanno consentito alla specie, un tempo considerata a rischio estinzione, di ricolonizzare territori storici; tuttavia, questo ritorno porta con sé criticità sempre più evidenti per allevatori e agricoltori, che denunciano perdite economiche significative e chiedono interventi concreti per la tutela delle proprie attività, tra cui sistemi di prevenzione più efficaci, indennizzi rapidi e un rafforzamento della presenza istituzionale sul territorio; la situazione nei Monti Aurunci evidenzia ancora una volta come la convivenza tra uomo e fauna selvatica sia complessa e richieda un equilibrio delicato, basato su strategie condivise tra enti locali, parchi naturali e operatori del settore, con l’obiettivo non di eliminare il fenomeno, ma di ridurne l’impatto attraverso misure di protezione e una gestione coordinata del territorio.







