Crolla la tesi accusatoria contro i capi ultras della Lazio messi sotto accusa, ormai 20 anni fa, pr aver minacciato in tutti i modi il presidente Claudio Lotito per fargli vendere le sue quote societarie a una cordata di acquirenti a loro gradita. Sono stati infatti assolti, undici anni dopo le condanne in primo grado per tentata estorsione e altri reati, i tre leader degli Irriducibili – Alviti, Toffolo e Arcivieri – che all’epoca guidavano la curva Nord insieme a Fabrizio Piscitelli, anch’egli coinvolto nell’inchiesta come anche lo storico bomber biancoceleste Giorgio Chinaglia, deceduto nel 2012. Secondo i giudici – che hanno assolto anche i tre membri del presunto gruppo d’acquisto – il fatto non sussiste, non ci sarebbe stata quindi nessuna scalata tentata alla Lazio né tantomeno una campagna di diffamazione e intimidazione verso Lotito. In primo grado tutti gli imputati avevano ricevuto condanne tra i due e i quattro anni, perché ritenuti responsabili – tra le altre cose – di una crescente campagna diffamatoria e di due lettere dal contenuto ingiurioso e minatorio arrivate al presidente laziale e alla moglie; la tesi accusatoria ruotava intorno al fatto che con la proprietà Lotito gli Irriducibili avrebbero perso alcuni dei loro vantaggi, tra cui biglietti e acquisto di coreografie, e volevano quindi forzare la mano per avere una proprietà più vicina a loro. Ora l’assoluzione, con gli ex capi ultrà che ricordano di aver fatto ingiustamente 26 mesi di carcere per una scalata – dicono – mai esistita.







