Beni per un valore complessivo di circa 1,8 milioni di euro sono stati confiscati dalla polizia a due uomini e una donna appartenenti a un clan sinti attivo tra il Lazio e Roma. Il provvedimento è stato eseguito dalla Divisione Anticrimine della Questura della Capitale su decreto emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Roma, nell’ambito della normativa antimafia. Tra i beni sottoposti a confisca figurano quote di due società, un’impresa operante nel commercio di veicoli e nel settore dei bar, una villa con piscina a Tivoli, numerose polizze di pegno e undici automobili. Secondo gli investigatori, sarebbe emersa una “notevole” sproporzione tra i redditi dichiarati dai tre indagati e il valore del patrimonio accumulato. Per una donna di 34 anni e per il cognato di 52 anni è stata inoltre disposta la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Le indagini patrimoniali hanno ricostruito le attività del gruppo, inizialmente radicato nel basso Lazio e successivamente trasferitosi nella Capitale. Gli agenti ritengono che il clan fosse coinvolto in furti e rapine in abitazione su tutto il territorio nazionale, nella produzione di documenti falsi, in truffe ai danni di anziani e attraverso piattaforme di annunci online, oltre che nel riciclaggio di auto di lusso. Gli investigatori hanno inoltre accertato l’utilizzo di una vasta rete di prestanome impiegata per nascondere la reale titolarità delle operazioni economiche e dei beni accumulati. Gli approfondimenti eseguiti dalla Questura hanno consentito di documentare il presunto illecito arricchimento e il reinvestimento dei proventi in società, immobili, vetture di alta gamma, orologi di lusso e preziosi, ritenuti oggetto di attività di riciclaggio, autoriciclaggio e intestazioni fittizie.







