Un dialogo tra passato e contemporaneità, tra il silenzio millenario della civiltà etrusca e la forza espressiva dell’arte moderna. Sarà inaugurata venerdì 29 maggio alle ore 17.30, nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, la mostra dal titolo “Il corpo che resta: la prothesis nell’urna etrusca di Civitavecchia e le risonanze contemporanee”, un progetto espositivo di grande valore culturale e scientifico che metterà a confronto le opere del maestro tarquiniese Massimo Luccioli con uno dei reperti più rari e suggestivi provenienti dall’antica Cerveteri.Al centro dell’esposizione vi è infatti una preziosa urna etrusca in terracotta realizzata a Cerveteri alla fine del VI secolo avanti Cristo, considerata un autentico unicum nel panorama archeologico italiano. Il reperto rappresenta con straordinaria precisione il rito della “prothesis”, il momento della veglia funebre durante il quale il corpo del defunto veniva esposto al cordoglio dei familiari e della comunità prima della sepoltura. Una scena intensa e fortemente simbolica, capace ancora oggi di restituire uno spaccato profondo della spiritualità e della ritualità funeraria etrusca. L’urna, recuperata grazie a un’importante operazione condotta dalla Guardia di Finanza, è stata successivamente sottoposta a complessi interventi di restauro e diagnostica che ne hanno permesso il recupero e la valorizzazione scientifica. Proprio questo lavoro di conservazione ha consentito agli studiosi di approfondire dettagli iconografici e aspetti rituali di particolare interesse storico e antropologico. Il percorso espositivo costruisce così un ponte ideale tra la memoria antica e la sensibilità artistica contemporanea attraverso le opere di Massimo Luccioli, artista profondamente legato al territorio etrusco e capace di reinterpretare temi universali come il corpo, il lutto, la memoria e il trascorrere del tempo. Le sue creazioni dialogheranno direttamente con il reperto archeologico, creando un confronto visivo ed emotivo tra due linguaggi lontani nei secoli ma sorprendentemente vicini nella riflessione sulla fragilità umana e sul significato della morte. L’iniziativa rappresenta anche un’importante occasione per valorizzare il patrimonio archeologico legato a Cerveteri, città simbolo della civiltà etrusca e custode di una delle eredità storiche più rilevanti del Mediterraneo antico. La mostra punta infatti non soltanto a esporre un reperto di straordinario valore, ma anche a stimolare una riflessione culturale sul rapporto tra archeologia, arte e memoria collettiva. L’evento al Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia si inserisce in un percorso di promozione culturale del territorio che guarda alla collaborazione tra istituzioni museali, ricerca scientifica e produzione artistica contemporanea, offrendo al pubblico un’esperienza capace di unire storia, emozione e interpretazione moderna del patrimonio etrusco.







