lunedì, Luglio 6, 2026

Cerveteri, emergenza idrica a I Terzi: da oltre dieci anni rubinetti a secco e promesse mai mantenute

Aprire il rubinetto e vedere uscire l’acqua è, per la maggior parte del Paese, un gesto quotidiano scontato. Non lo è invece per i residenti della frazione de I Terzi, a Cerveteri, dove da oltre un decennio la crisi idrica rappresenta una criticità strutturale che condiziona la vita di decine di famiglie e attività agricole. In quest’area del territorio comunale, la fornitura idrica è caratterizzata da pressione insufficiente, guasti ricorrenti e lunghi periodi di totale assenza del servizio, a cui si aggiunge, quando l’acqua è disponibile, una qualità spesso giudicata non adeguata dagli stessi residenti. Una situazione che si protrae da anni senza una soluzione definitiva e che continua a generare disagi diffusi, trasformando un  servizio essenziale in una quotidiana incertezza. Nel tempo, le amministrazioni che si sono succedute hanno affrontato la questione attraverso interventi emergenziali, tavoli tecnici e annunci legati a futuri interventi di potabilizzazione, promessi già dal 2019 ma mai concretamente realizzati. Nel frattempo, il problema resta irrisolto e il territorio continua a fare i conti con un’infrastruttura idrica considerata obsoleta e inadeguata alle esigenze attuali. Alla base della criticità vi sarebbe un nodo amministrativo ancora aperto, legato al mancato e definitivo trasferimento dell’obsoleto acquedotto rurale dall’ARSIAL al Comune di Cerveteri, passaggio necessario per consentire la successiva gestione del servizio da parte di Acea Ato 2. In assenza di questo iter, la gestione è rimasta frammentata e priva di una soluzione strutturale, con l’ente locale costretto a intervenire solo in maniera temporanea attraverso misure tampone, come il ricorso alle autobotti nei momenti di maggiore emergenza. Una risposta che, secondo i residenti, non può sostituire un intervento organico e risolutivo. Per le famiglie e le imprese agricole della zona, infatti, la questione non riguarda soltanto il disagio quotidiano, ma anche la necessità di un servizio stabile e sicuro, all’altezza di un diritto primario come l’accesso all’acqua potabile. In questo contesto, la richiesta che arriva dal territorio è sempre la stessa: superare la fase emergenziale e arrivare finalmente a una soluzione definitiva che garantisca continuità, qualità e certezza del servizio idrico.

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