Il Lazio è la regione che paga il conto più salato per le perdite idriche, nonostante si trovi vicino ai principali serbatoi d’acqua del paese, il costo economico delle perdite più elevato: 1,5 miliardi, secondo dietro la Sicilia. Un paradosso difficile da comprendere quello della dispersione idrica, visto che spendiamo ogni anno un miliardo e mezzo di euro solo per l’inefficienza delle reti: secondo la Cgia di Mestre, quasi la metà dell’acqua immessa nelle condotte viene dispersa, ben 57 litri al giorno per ogni cittadino italiano. Tra le province meno virtuose c’è quella di Latina, con quasi il 68 per cento dell’acqua che viene dispersa, tra tubature colabrodo e rubinetti a secco per giorni in molti centri del pontino. Ma in tutto il Lazio il dato è oltre il 46 per cento: quasi virtuosa Roma, dove si perde “solo” il 28 per cento, mentre Viterbo è poco oltre il 40, Rieti al 47 e Frosinone supera il 55 per cento. Eppure la prima carta idrogeologica nazionale pubblicata negli ultimi 40 anni, appena presentata dall’Ispra, dice che in Italia ci sono 957 grandi sorgenti, sessantamila pozzi e acquiferi naturali che soddisfano l’ottantaquattro per cento del fabbisogno di acqua. E tra le aree più ricche di oro blu figura l’Appennino centrale, proprio dove si trovano alcune delle montagne più importanti della nostra regione.







