domenica, Luglio 12, 2026

Mojtaba Khamenei giura vendetta: minacce alla Meloni e ai leader occidentali, cresce la tensione internazionale

La crisi tra Iran e Occidente si aggrava con nuove pesanti minacce provenienti da Teheran. Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema Ali Khamenei, ha giurato vendetta per la morte del padre, dichiarando che la sua uccisione dovrà essere vendicata. «È un desiderio della nostra nazione e deve certamente essere compiuta», avrebbe affermato, alimentando ulteriormente il clima di tensione internazionale. Pur senza citare esplicitamente alcun nome, i vertici della Repubblica Islamica indicano tra i presunti responsabili dell’uccisione dell’ayatollah una serie di leader occidentali. Nella cosiddetta “lista nera” diffusa dal quotidiano iraniano Hamshari figurano il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Nell’elenco compaiono inoltre il segretario di Stato americano Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth. Tutti vengono raffigurati con una tuta arancione da detenuti, in un’immagine dal forte valore simbolico e propagandistico. L’inserimento della premier italiana tra i presunti responsabili ha immediatamente suscitato la reazione delle istituzioni italiane. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che «Giorgia Meloni certamente non si farà intimidire», mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso «piena vicinanza e solidarietà», sottolineando la necessità di difendere i principi di libertà, democrazia e rispetto delle istituzioni. Anche il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini ha condannato con fermezza le minacce, dichiarando che «chi attacca Giorgia Meloni attacca tutti noi» e ribadendo che «l’Italia non si lascia intimidire». Sulla stessa linea il ministro della Cultura Alessandro Giuli, secondo il quale «colpire il premier italiano significa colpire le istituzioni della Repubblica e l’intera Nazione», auspicando una risposta unitaria del Paese davanti a quello che ha definito un episodio «platealmente minaccioso e inaccettabile». Sul fronte internazionale resta altissima anche la tensione tra Washington e Teheran. Donald Trump ha ribadito di considerarsi da tempo uno degli obiettivi prioritari del regime iraniano e ha lanciato un nuovo duro avvertimento. «Mille missili sono pronti al lancio e puntati contro la Repubblica Islamica dell’Iran se sarò ucciso», avrebbe dichiarato il presidente americano sul social Truth, aggiungendo che gli ordini sarebbero già stati impartiti e che le forze armate statunitensi sarebbero pronte a una risposta militare devastante in caso di attentato nei suoi confronti. Parallelamente proseguono, seppur con grande difficoltà, i tentativi diplomatici per evitare un’ulteriore escalation nella regione del Golfo Persico. Le trattative tra Iran e Stati Uniti, che nelle scorse settimane sembravano aver registrato alcuni passi avanti grazie alla mediazione di Oman e Qatar, avrebbero subito una brusca frenata dopo gli attacchi contro tre navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Proprio l’importante snodo marittimo resta uno dei principali punti di crisi. I mediatori internazionali sono al lavoro a Muscat per ottenere da Teheran un annuncio ufficiale che garantisca la piena riapertura della corsia centrale dello Stretto e la cessazione degli attacchi contro le imbarcazioni civili. Un eventuale accordo rappresenterebbe un primo passo verso una riduzione delle tensioni, ma al momento il confronto tra Iran e Occidente continua a mantenere alta l’allerta diplomatica e militare a livello globale.

Articoli correlati

 
 

Ultimi articoli