L’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci è stato condannato a dodici anni per il crollo di ponte Morandi. A quasi otto anni di distanza, quattro dall’inizio del dibattimento, oggi è il giorno della sentenza nel processo sulle responsabilità per il crollo del ponte Morandi di Genova, il viadotto autostradale Polcevera che il 14 agosto del 2018 collassò per un cedimento strutturale, provocando 43 vittime. Terminata l’ultima udienza del processo con una breve replica di uno dei difensori. I giudici si sono ritirati in Camera di consiglio e la sentenza è attesa alle 14:00. Un verdetto di primo grado per i 57 imputati tra cui ex vertici di Aspi e Spesa accusati a vario titolo di omicidio colposo plurimo, crollo colposo e un complesso di 112 capi di imputazione. La Procura genovese aveva chiesto per gli imputati un totale di 400 anni di reclusione, per le mancate manutenzioni al viadotto, sistematicamente tagliate secondo l’accusa per massimizzare i profitti. Per l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci, sono stati chiesti 18 anni e 6 mesi di carcere, già escluso da mesi per un’altra strage autostradale, quella del viadotto Acqualonga ad Avellino. In aula i difensori degli imputati, moltissimi familiari delle vittime, il procuratore capo Nicola Piacente. “Cosa ci aspettiamo? Che ci siano delle condanne”, è l’auspicio di Egle Possetti, presidentessa del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi, nel tribunale di Genova. “Probabilmente ci saranno anche delle assoluzioni su posizioni minori, ma vorremmo che le aggravanti che sono state richieste potessero resistere nella sentenza” ha aggiunto Possetti. “Non siamo ancora tranquilli – ha precisato poi la rappresentante – perché vogliamo un cambio di passo nel lavoro di manutenzione: in Italia – ha proseguito – purtroppo la prevenzione viene vista sempre come un costo, mai come un investimento. Noi vorremmo che questo paradigma cambiasse in futuro, ma al momento non siamo ancora tranquilli. Il Ministero in vent’anni non ha mai controllato: io spero che emerga fortemente anche questa responsabilità dello Stato”. Possetti, nel disastro del 14 agosto, ha perso sua sorella “e i suoi due figli, mio cognato e un cagnolino. Da lì – ha spiegato – è partita la volontà di fare in modo che loro possano avere giustizia e che le loro morti non siano invano. Vedremo oggi se tutto questo lavoro che è stato fatto, dal nostro punto di vista molto bene, riuscirà ad avere dei frutti”.







