La prostituzione gestita da organizzazioni cinesi continua a rappresentare uno dei fenomeni criminali più radicati nella Capitale, ben oltre il circuito dei cosiddetti centri massaggi a luci rosse. Da anni le forze dell’ordine, coordinate dalla Procura di Roma, monitorano il fenomeno attraverso un’intensa attività investigativa che ha consentito di mappare le aree maggiormente interessate, dai quartieri centrali e più benestanti fino ad alcune zone del quadrante sud-est della città. Secondo quanto emerge da un nuovo filone investigativo, gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione su una rete di appartamenti trasformati in vere e proprie case d’appuntamento, utilizzate per l’esercizio della prostituzione. Al centro dell’indagine figurano in particolare i quartieri di San Giovanni, Prati e Nomentano, aree residenziali caratterizzate dalla presenza di professionisti, studenti universitari e numerose attività commerciali. Proprio in queste zone, nei giorni scorsi, sarebbero stati eseguiti diversi blitz investigativi finalizzati a raccogliere elementi utili per ricostruire l’organizzazione e individuare eventuali responsabilità. Le indagini, coordinate dalla magistratura capitolina, si inseriscono in un’attività investigativa avviata da tempo sul fenomeno della prostituzione cinese, che spesso presenta caratteristiche riconducibili allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani. Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori negli anni, segue uno schema ormai consolidato: giovani donne vengono attirate in Italia con la promessa di un lavoro e di una prospettiva di vita migliore, ma una volta arrivate si vedono sottrarre i documenti e vengono costrette a prostituirsi per ripagare il debito contratto per il viaggio e l’organizzazione del trasferimento. Un sistema che alimenta un circuito di sfruttamento difficile da intercettare, anche perché l’attività viene spesso esercitata all’interno di appartamenti privati, pubblicizzati attraverso annunci online e canali riservati. Gli accertamenti sono tuttora in corso e gli investigatori mantengono il massimo riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta, mentre proseguono le verifiche per ricostruire l’intera rete e individuare i soggetti che gestirebbero il presunto sistema di sfruttamento.







