lunedì, Luglio 27, 2026

Usa-Iran, spiragli di dialogo. Media: “Scarseggiano munizioni”, Trump: “Ne abbiamo più di chiunque”

Donald Trump nega che la riduzione delle scorte di munizioni sia un problema nell’ambito della guerra contro l’Iran, rimarcando in una dichiarazione al Wall Street Journal che “disponiamo di molte più munizioni di chiunque altro al mondo, e ben oltre il nostro fabbisogno”. La Casa Bianca, allo stesso tempo, ha affermato che la sicurezza nazionale sarebbe a rischio se gli organi di informazione diffondessero dati aggiornati del governo  USA sull’impiego dei missili Patriot e THAAD, rivelando l’elevato numero di intercettori utilizzati dall’inizio del conflitto. I quattro soldati americani uccisi nelle ultime settimane durante i rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran non sono più inclusi nel bilancio ufficiale delle vittime della guerra in Iran, stilato dal Pentagono. Da domenica, sono stati inseriti in una nuova categoria separata. Ciò solleva interrogativi sulla corretta contabilizzazione dell’impatto sui militari statunitensi, dato che l’amministrazione Trump ha intensificato gli attacchi contro l’Iran e ha fornito poche indicazioni su come porre fine a un conflitto impopolare tra molti americani. La scorsa settimana, il Defense Casualty Analysis System (Sistema di analisi delle vittime della difesa) ha rimosso i quattro soldati caduti e le decine di feriti dal suo conteggio delle vittime della guerra in Iran. Domenica, sul sito web del sistema è apparsa una nuova categoria denominata ‘Operazioni all’estero’. Il comandante del Comando centrale militare degli Stati Uniti (Centcom), l’ammiraglio Brad Cooper, ha raccomandato di interrompere la campagna di bombardamenti intorno allo Stretto di Hormuz perchè ha raggiunto il limite della sua efficacia. Lo ha rivelato il giornalista Barak Ravid di Axios, citando due fonti a conoscenza della materia. Secondo le fonti sentite dal reporter israeliano, la raccomandazione di Cooper, insieme a quella di altri consiglieri, ha influenzato la decisione del presidente americano Donald Trump di sospendere gli attacchi Usa contro l’Iran. Dall’inizio dell’operazione Epic Fury contro l’Iran, oltre 400 militari americani sono stati trasferiti via aerea dal Medio Oriente per sottoporsi a vari tipi di cure: lo riporta Cbs News, citando un funzionario statunitense, secondo il quale la maggior parte dei casi non è legata ad azioni di combattimento.   L’operazione Epic Fury, la campagna militare condotta congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha avuto inizio il 28 febbraio. Il Pentagono ha reso noto in settimana che quasi 100 militari Usa sono rimasti feriti a partire dal 7 luglio, dalla ripresa dei raid aerei contro l’Iran. Lo scambio di messaggi tra Iran e Stati Uniti e l’attività di mediazione continuano. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato da Al Jazeera, sottolineando che la priorità di Teheran rimane la difesa della propria sovranità sotto attacco.  All’emittente austriaca Orf, Baqaei ha affermato che la Repubblica islamica ha rispettato l’impegno assunto nel memorandum d’intesa di garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz entro 30 giorni, ma gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi prima della scadenza di tale termine, usando come pretesto presunti incidenti marittimi.    E’ la terza volta nell’ultimo anno che la diplomazia iraniana viene “tradita” da attacchi durante i negoziati, ha puntualizzato, aggiungendo che Washington non ha sbloccato i beni iraniani congelati, come previsto dal memorandum d’intesa.

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