lunedì, Luglio 27, 2026

Scontri No Tav, “danni per un milione di euro”. 126 feriti, 436 identificati | Il questore di Torino: “Un’escalation di violenza”

Identificate dalla polizia 436 persone per gli scontri di ieri alla protesta dei No Tav in Val di Susa, di cui una parte provenienti da Francia, Germania e Belgio. Le loro posizioni sono ora al vaglio sia dal punto di vista amministrativo che penale. Sequestrato svariato materiale pirotecnico ed esplosivo, molotov, maschere antigas, ordigni artigianali, caschi e passamontagna. Un sabato di forte tensione e violenza in Val di Susa durante la tradizionale manifestazione No Tav, partita da Venaus con circa ventimila partecipanti. Il corteo si è diviso in due tronconi, trasformando i cantieri dell’opera strategica a San Didero e Chiomonte in veri e propri teatri di guerriglia urbana. Gli antagonisti erano tutti vestiti di nero e indossavano caschi e maschere antigas. Le forze dell’ordine hanno respinto gli assalti anche dall’interno del cantiere con lacrimogeni e idranti, mentre gli antagonisti lanciavano pietre e bottiglie, e sparavano bombe carta e razzi, anche con mortai artigianali. Alla fine si contano 124 esponenti delle forze dell’ordine feriti. Il movimento No Tav, in una nota diffusa al termine della marcia organizzata nell’ambito del Festival dell’Alta Felicità, parla di “una grande giornata di lotta per la Val di Susa”. “Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza della Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi”, si legge nella nota. Secondo il movimento, “20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio”. Gli attivisti parlano di “una giornata piena di significato” e di “una marea umana” che “è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti”. La gravità degli accadimenti ha suscitato un’immediata ed enorme eco politica. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esprimere solidarietà e vicinanza agli agenti feriti. Dura la condanna della premier Giorgia Meloni, la quale ha ribadito che “chi incendia mezzi e aggredisce le forze dell’ordine non difende un’idea, ma attacca lo Stato”. Sulla stessa linea i rappresentanti di Governo e maggioranza — da Antonio Tajani a Matteo Salvini —, affiancati da ferme prese di distanza dalle violenze giunte trasversalmente anche da esponenti dell’opposizione come Carlo Calenda, Matteo Renzi, Angelo Bonelli e parlamentari del Movimento 5 Stelle.

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