Secondo fonti vicine agli ambienti federali, il numero uno del CONI e l’ex presidente FIGC starebbero preparando le rispettive strategie per subentrare a Gabriele Gravina, il cui mandato scade nel 2026. Malagò, 66 anni, è stato per anni al timone del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, con un curriculum che spazia dall’organizzazione di eventi globali come le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 alla gestione di crisi sportive nazionali. La sua candidatura, rappresenterebbe un ponte tra il mondo olimpico e il calcio, un settore da sempre al centro delle sue attenzioni. “Il calcio italiano ha bisogno di rinnovamento e visione internazionale”, avrebbe confidato a stretti collaboratori, puntando su una governance più inclusiva e orientata ai giovani talenti. Il dirigente romano può contare, secondo le prime indicazioni, su un’ampia maggioranza di club – 18 preferenze – trainata in particolare dalle grandi società del nord.
A non sottoscrivere il documento sono stati il presidente della Lazio, Claudio Lotito, e quello del Verona, Italo Zanzi, non per una bocciatura del nome di Malagò, ma perché critici sul percorso scelto: avrebbero voluto prima un confronto sui contenuti del programma e solo in seguito sui profili. Per la presidenza della Figc scende in campo anche Giancarlo Abete: il n.1 della LND (Lega nazionale dilettanti)che ha annunciato l’intenzione di candidarsi, parlando a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. “Pensavo sarebbe stato più opportuno un percorso diverso, leggere e valutare il documento Gravina, capire quali tipi di responsabilità ogni componente prendeva nei confronti della Federazione, avere un programma condiviso e poi individuare la persona giusta”. Giancarlo Abete, 73 anni, torna in pista con l’esperienza di chi ha già guidato la FIGC dal 2007 al 2014, periodo segnato da successi azzurri (come l’Europeo 2012) ma anche da scandali come Calciopoli. Abete, appoggiato da diverse componenti Lega Serie A e B, punterebbe su continuità e riforme interne, con enfasi su fair play finanziario e infrastrutture. “Conosco i problemi della FIGC come le mie tasche”, è il suo mantra, secondo quanto trapela da riunioni riservate. La bagarre si inserisce in un contesto di tensioni: il bilancio FIGC in rosso per oltre 50 milioni di euro, le polemiche su VAR e designatori arbitrali, e le pressioni della UEFA per una Serie A più competitiva. Gravina, che ha rilanciato la Nazionale agli Europei 2024, non ha ancora chiarito le sue intenzioni, ma voci di corridoio parlano di un suo endorsement per un fedelissimo. Le assemblee elettive si annunciano roventi: i voti delle Leghe dilettantistiche e professionistiche saranno decisivi. Malagò porterebbe il peso del governo sportivo, Abete la rete di relazioni nel calcio. Intanto, il calcio italiano trattiene il fiato: chi guiderà la FIGC nel post-Gravina?






