sabato, Giugno 27, 2026

Civitavecchia, estate senza bagnini: stabilimenti in difficoltà e spiagge libere senza servizio di salvataggio

L’estate è appena entrata nel vivo, le temperature sono salite e le prime giornate di sole hanno già richiamato centinaia di persone sul litorale di Civitavecchia e Santa Severa, ma dietro l’apparente normalità della stagione balneare si nasconde un’emergenza che preoccupa operatori e istituzioni: la cronica carenza di assistenti bagnanti. Una situazione che rischia di compromettere la sicurezza dei bagnanti e di mettere in seria difficoltà le attività del settore turistico-balneare. In diversi stabilimenti, infatti, l’apertura a pieno regime è stata rinviata proprio per l’impossibilità di reperire personale qualificato da destinare al servizio di salvataggio. Non va meglio sulle spiagge libere, dove in alcuni tratti il Comune ha dovuto installare cartelli che avvisano i frequentatori dell’assenza del servizio di assistenza e soccorso in mare. La crisi coinvolge anche realtà storiche del territorio e strutture di riferimento del litorale, come il Lido dell’Esercito di Santa Severa e la spiaggia AcOnSea, entrambe alle prese con enormi difficoltà nel trovare bagnini da impiegare durante la stagione estiva. A tracciare un quadro della situazione è Rosetta Righetto, presidente locale del Sindacato Italiano Balneari, che parla apertamente di emergenza. «Siamo di fronte a una situazione che mette a repentaglio la sicurezza dei fruitori del mare. Basti pensare che, dalla spiaggia del Castello fino allo stabilimento Marinaio, per oltre 400 metri di spiaggia c’è soltanto un assistente bagnanti per la spiaggia data in convenzione. Una sproporzione che non può garantire una sorveglianza adeguata», spiega la presidente del Sib. Alla base della carenza non ci sarebbe soltanto una questione economica. Il mestiere del bagnino, infatti, richiede un elevato livello di responsabilità, una formazione specifica e il conseguimento di brevetti che oggi sempre meno giovani sono disposti a ottenere, preferendo spesso lavori stagionali meno impegnativi e privi degli oneri legati alla vigilanza e alla sicurezza delle persone. A rendere ancora più complicato il quadro contribuiscono anche problematiche di natura logistica e normativa. Fino a qualche anno fa Civitavecchia rappresentava un punto di riferimento per la formazione dei futuri assistenti bagnanti grazie alla presenza di corsi dedicati sul territorio. Oggi quel presidio non esiste più e chi intende intraprendere questa professione è costretto a spostarsi fino a Ladispoli per ottenere il brevetto, con un inevitabile aumento di tempi, costi e difficoltà organizzative. A pesare è anche il limite anagrafico previsto per conseguire il titolo, fissato a 18 anni, una soglia che, secondo gli operatori del settore, esclude una fascia di giovani che potrebbe rappresentare una preziosa risorsa per il litorale, in particolare quei ragazzi che, terminati gli studi superiori e prima di intraprendere percorsi universitari o professionali definitivi, potrebbero dedicare la stagione estiva a questa attività. Quella del bagnino, del resto, è una professione che va ben oltre la semplice presenza in torretta: richiede competenze tecniche, capacità di intervento, continui aggiornamenti e un livello di attenzione costante per garantire la sicurezza di migliaia di persone ogni giorno. Il timore concreto è che, se l’emergenza non verrà affrontata rapidamente, molti gestori saranno costretti a ridimensionare i servizi offerti e a limitare le attività, con ripercussioni non solo sulla sicurezza dei bagnanti ma anche sull’intero comparto turistico-balneare di un territorio che proprio nei mesi estivi vede nel mare una delle sue principali risorse economiche e di attrazione.

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