lunedì, Luglio 20, 2026

Tentano il furto in un negozio, bloccati dai passanti: tornano in libertà i “Bonnie e Clyde all’italiana”

Sono tornati in libertà dopo aver trascorso 48 ore in stato di detenzione la donna di 25 anni, residente a Monterotondo, e l’uomo di 51 anni, residente a Sulmona, arrestati dai carabinieri con l’accusa di tentato furto in un esercizio commerciale di Avezzano, in provincia dell’Aquila. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avezzano, Mario Cervellino, ha convalidato l’arresto in flagranza, disponendo però nei confronti di entrambi la misura cautelare dell’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza, ritenuta sufficiente in relazione al quadro emerso durante l’udienza di convalida. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la coppia, soprannominata “i Bonnie e Clyde all’italiana”, avrebbe tentato di sottrarre alcuni prodotti da un negozio del capoluogo marsicano. Il titolare dell’attività commerciale si sarebbe accorto del presunto furto e avrebbe cercato di fermare la giovane all’uscita del locale. Ne sarebbe nata una colluttazione durante la quale, secondo l’accusa, la donna avrebbe strattonato il commerciante nel tentativo di guadagnarsi la fuga. L’intervento di alcuni passanti ha però impedito ai due di allontanarsi: i presenti li hanno infatti bloccati fino all’arrivo dei carabinieri, che hanno proceduto all’arresto in flagranza. Nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice, entrambi gli indagati hanno fornito la propria versione dei fatti. La venticinquenne ha dichiarato di aver agito senza che il compagno fosse a conoscenza delle sue intenzioni, sostenendo che l’uomo non avrebbe avuto alcun ruolo nel tentativo di furto. Il cinquantunenne, invece, ha affermato di essere intervenuto esclusivamente per difendersi durante la colluttazione con il titolare del negozio, negando qualsiasi coinvolgimento nell’azione contestata dagli inquirenti. Al termine dell’udienza, il gip ha convalidato gli arresti ma ha escluso la necessità della custodia cautelare, disponendo per la donna l’obbligo di dimora nel comune di Monterotondo e per l’uomo quello di Sulmona, consentendo così a entrambi di lasciare il carcere in attesa dei successivi sviluppi del procedimento giudiziario.

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