venerdì, Agosto 21, 2026

Anzio come un banchetto dell’antichità: tra Achei, giovani generali e il potere che divide

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Alberto Angela, nella sua Gaia Scienza, ebbe la capacità di raccontare proprio da qui, dalle spiagge di Anzio, i segreti, i prodigi e gli intrighi legati alla vita dell’imperatore Nerone, nato su queste coste e legato alla città anche attraverso la monumentale villa che fece costruire sul litorale e che oggi, tra chiusure e condizioni di degrado, continua a rappresentare una delle grandi questioni irrisolte del patrimonio storico locale. Ed è proprio guardando alla storia e alla mitologia che si può provare a raccontare, con una metafora dal sapore antico, anche il clima politico che attraversa oggi la città. Immaginiamo allora un solenne banchetto attorno al focolare, alla vigilia delle Ferie di Augusto. Un vero e proprio simposio nel quale dodici valorosi e anziani Achei, tra primizie, coppe colme e libagioni, discutono animatamente delle sorti della propria città. La sconfitta è ancora fresca e il ricordo della battaglia brucia. «Sciagurati!», sembra essere il pensiero che attraversa il gruppo. «Credevano sarebbe stato facile governare Anzio, ma adesso faranno i conti con noi non appena ci saremo rimessi in sesto». Il problema, però, è proprio quello: come rimettersi in sesto? È davanti a questa domanda che i dodici Achei sembrano precipitare nello sconforto del presente. Dopo la disfatta, il simil-Agamennone si è dato a una precipitosa ritirata, ma prima di farlo è riuscito a mantenere intorno a sé una parte dei giovani generali e degli eroi, convincendoli che il destino del governo dei Traci possa ancora essere sovvertito facendo leva sull’Ordine Costituito. Una strategia che consente al “condottierissimo” di mantenere ancora molti di loro in una posizione di attesa, con lo sguardo rivolto a una data precisa, quasi fosse una scadenza scolpita nella pietra: il 17 settembre. Da una parte ci sono dunque i giovani generali, scalpitanti, ambiziosi e inevitabilmente attratti dal bottino promesso. Continuano a concedere al loro condottiero almeno un briciolo di fiducia, ma allo stesso tempo attendono con impazienza il momento in cui potranno essere considerati abbastanza maturi per prendere posto al grande banchetto del potere. Un banchetto che, nella metafora, appartiene ai due Re, i diarchi che per venticinque anni si sono alternati al comando come i grandi sovrani di Sparta o come i Consoli della Roma repubblicana. Una convivenza politica costruita sulla successione e sull’equilibrio, sintetizzata da un antico principio che potrebbe essere riletto in chiave anziate: piangere si può fare anche da soli, ma per ridere bisogna essere in due. Ma al tavolo dei dodici saggi il clima non sembra favorevole all’ingresso delle nuove generazioni. Gli anziani Achei non hanno alcuna intenzione di lasciare spazio ai giovani, convinti che, se fossero stati loro a guidare l’esercito, quella disfatta clamorosa non si sarebbe mai verificata. Non è soltanto una questione di orgoglio. È il peso della memoria a parlare. Sono loro, infatti, a considerarsi i veri depositari del potere durante quella che viene ricordata come l’Età dell’Oro di Anzio, il periodo precedente alla catastrofe e a quello che percepiscono come un progressivo imbarbarimento dei costumi. Così il banchetto diventa metafora di una città nella quale il confronto tra generazioni, ambizioni personali e vecchi equilibri rischia di trasformarsi in una partita tutta interna al palazzo, mentre fuori dal palazzo restano i cittadini, le strade, il patrimonio storico e culturale, le grandi potenzialità turistiche e un territorio che continua ad attendere risposte. La politica, come spesso accade, sembra dunque muoversi su due piani differenti: quello delle strategie e degli schieramenti e quello della vita quotidiana della città. Nel mezzo ci sono i giovani generali che aspettano il proprio momento, i vecchi Achei che non intendono abbandonare il desco e un condottiero che, pur sconfitto, prova ancora a mantenere il controllo delle proprie truppe. E mentre il simposio prosegue, le coppe si riempiono e le discussioni si fanno sempre più accese, resta una domanda che appartiene più alla realtà che alla mitologia: chi sarà davvero capace di riportare Anzio fuori dalla sua lunga stagione di divisioni? Forse, come nei grandi racconti dell’antichità, la risposta non arriverà da un singolo eroe, ma dalla capacità di mettere attorno allo stesso tavolo generazioni diverse, evitando che il banchetto del potere diventi l’ennesima occasione per consumare una guerra tutta interna alla città.

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