Dovevano essere operative già da oltre dieci giorni, ma continuano a funzionare “a fasi alterne e malissimo”. Cresce il malcontento tra i residenti di Montigliano per le nuove isole ecologiche tecnologiche, finite al centro delle polemiche per continui disservizi che stanno mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini. La denuncia arriva direttamente da chi vive nella zona rurale, costretto a fare i conti con sistemi di conferimento che spesso non rispondono ai comandi. «Già sabato scorso è venuto l’assessore Martinengo per spiegarci il funzionamento – raccontano alcuni residenti – ma, nonostante le rassicurazioni, le criticità restano tutte». Un cittadino riferisce di aver tentato per ben due volte di conferire i rifiuti senza successo: «Ho provato per mezz’ora ogni volta, ma ho dovuto rinunciare e riportarmi tutto a casa». A rendere la situazione ancora più esasperante è la distanza dell’isola ecologica dalle abitazioni. «Non è sotto casa – spiega – ma a circa tre chilometri. Significa sei chilometri tra andata e ritorno, buona parte su strada bianca: gasolio, tempo e fatica buttati, senza nemmeno riuscire a fare la raccolta». Un disagio che, secondo i residenti, pesa soprattutto su chi vive in campagna, dove gli spostamenti non sono brevi né agevoli. La preoccupazione è anche per le possibili conseguenze ambientali. «Non tutti avranno la pazienza o il senso civico di riportarsi i rifiuti indietro – avverte un altro abitante – e il rischio concreto è che presto inizino a comparire cumuli di immondizia nelle campagne». Da qui il dubbio sull’efficacia della sperimentazione: «Forse queste isole potevano funzionare in città, sotto casa. Qui ogni tentativo a vuoto diventa snervante». L’appello finale è rivolto direttamente all’amministrazione comunale: «Chiediamo alla sindaca e all’assessore di intervenire subito per risolvere il problema. In alternativa, ci restituiscano i vecchi secchioni: questa sperimentazione, almeno per ora, si sta rivelando un fallimento». Una richiesta chiara, che fotografa un disagio quotidiano e una gestione dei rifiuti che, nelle campagne viterbesi, rischia di trasformarsi in un’emergenza.






