venerdì, Giugno 19, 2026

Consiglio europeo, scontro sul bilancio pluriennale. Merz: “Niente debito comune e finanze in pareggio”. Sanchez: “Manca l’ambizione”

L’Unione Europea muove i primi passi diplomatici per non farsi trovare impreparata di fronte a futuri, possibili scenari di pace. Durante la discussione sull’Ucraina al Consiglio europeo di Bruxelles, è emerso che l’ufficio del presidente António Costa ha avviato contatti con il Cremlino. Da parte delle fonti comunitarie viene però formulata una netta precisazione: al momento non è in corso alcun negoziato, ma si è trattato semplicemente dell’apertura di un canale di comunicazione “senza alcuna discussione sostanziale”. L’iniziativa del presidente del Consiglio europeo non è stata unilaterale. A spingere Costa verso l’attivazione di questi canali riservati è stata una esplicita richiesta del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il quale ha sollecitato un maggiore e più attivo impegno diplomatico da parte degli europei. Prima che le due telefonate ufficiali avessero luogo, un gruppo selezionato di Stati membri era stato debitamente informato. Nel corso del summit a 27, diversi leader hanno espresso un forte endorsement verso Costa, definendolo la figura naturale e coerente con i Trattati europei per rappresentare l’Unione in caso di futuri tavoli negoziali. Dal canto suo, l’ex premier portoghese ha ribadito di vedere il proprio ruolo come quello di custode dell’unità dell’UE, dichiarandosi pronto a fare la sua parte. Le diplomazie europee frenano comunque su facili entusiasmi. Il comportamento attuale di Vladimir Putin, viene sottolineato a Bruxelles, non mostra alcuna reale volontà di sedersi a un tavolo, motivo per cui non si ritiene questo il momento adatto per avviare una vera trattativa. Qualora si dovesse arrivare a quel punto, il presidente del Consiglio europeo avrà tassativamente bisogno di un mandato formale da parte di tutti gli Stati membri. Le fonti UE hanno inoltre chiarito quale sarà la postura strategica di Bruxelles: l’Europa non agirà come un mediatore terzo e neutrale tra le parti, bensì come un attore fortemente interessato, schierato a sostegno dell’Ucraina. In un eventuale negoziato globale, l’UE farà pesare la propria voce su dossier cruciali già finiti sul tavolo nelle prime fasi del conflitto. Il regime delle sanzioni economiche contro Mosca, la gestione e il destino dei beni sovrani russi congelati, il percorso e le condizioni per il processo di allargamento dell’Unione. L’Unione Europea rivendica la centralità della propria diplomazia per la fine del conflitto in Ucraina. Nel paragrafo 5 delle conclusioni sul dossier ucraino, già approvate all’unanimità dai leader dei 27 Paesi membri al vertice di Bruxelles, si legge che “il Consiglio europeo sostiene gli sforzi diplomatici volti a porre fine alla guerra di aggressione della Russia e sottolinea la disponibilità dell’Ue a intensificare il proprio impegno in tale contesto”. Una mossa in linea con l’obiettivo comunitario di promuovere la pace sancito dai Trattati, che mette in chiaro un punto fermo: “L’Europa ha un ruolo chiave da svolgere in una futura soluzione ed è pronta a difendere i propri interessi”. Nello stesso passaggio del documento ufficiale, i capi di Stato e di governo analizzano l’attuale fase strategica del conflitto, evidenziando la reazione di Mosca sul campo: “Non essendo riuscita a raggiungere i propri obiettivi militari e strategici, la Russia ha intensificato gli attacchi missilistici e con droni contro le città e le infrastrutture energetiche ucraine”. Proprio alla luce di questa escalation, il testo si chiude con una formale esortazione diretta al Cremlino. Il Consiglio europeo chiede ufficialmente alla Russia di “dimostrare una reale volontà di pace, ad accettare un cessate il fuoco completo, incondizionato e immediato e a impegnarsi in negoziati significativi per una pace giusta e duratura”. Il Consiglio europeo ha condannato fermamente e all’unanimità la recente e grave escalation militare della Russia, mettendo nel mirino non solo i massicci attacchi in Ucraina ma anche le crescenti minacce dirette alla sicurezza degli stessi Stati membri dell’Ue. Nelle conclusioni adottate dai 27 leader, l’attenzione si concentra sui pesanti raid missilistici e con droni contro i civili ucraini e sul recente attacco che ha colpito il sito patrimonio mondiale dell’Unesco di Kyiv-Pechersk Lavra. A preoccupare l’Unione è però anche il comportamento “sempre più aggressivo, sconsiderato e irresponsabile” di Mosca verso i confini comunitari, che si manifesta attraverso minacce alle sedi diplomatiche europee in Ucraina, campagne di interferenza e manipolazione delle informazioni, e ripetute violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali degli Stati membri. Il documento finale cita esplicitamente i pericoli sul terreno per i cittadini europei, ricordando il recente incidente del drone russo carico di esplosivo schiantatosi contro un edificio residenziale in Romania: episodi simili, si legge, sono una “diretta conseguenza della guerra di aggressione della Russia” e mettono a rischio la stabilità regionale. Nel ribadire l’incrollabile impegno per la sicurezza di tutti i Paesi dell’Unione, il Consiglio europeo ha sottolineato come la Russia sia da ritenersi “pienamente responsabile” di ogni conseguenza legata alla sua strategia di escalation.

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