Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato le quattro misure cautelari in carcere e l’aggravante del metodo mafioso nei confronti dei quattro uomini accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo avvenuto il 16 ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a Pomezia, dove vive con la propria famiglia. La decisione dei giudici rappresenta un importante passaggio nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, che continua a ricostruire ruoli, responsabilità e movente di un episodio che aveva suscitato grande allarme nel mondo dell’informazione e nell’opinione pubblica. I quattro indagati, tutti originari della Campania, resteranno dunque detenuti dopo che il Riesame ha respinto le richieste avanzate dai rispettivi difensori, i quali avevano chiesto l’annullamento della misura cautelare e una diversa valutazione dell’impianto accusatorio, contestando in particolare la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso e dell’associazione per delinquere contestata dagli inquirenti. Secondo la ricostruzione della Procura capitolina, l’ordigno collocato davanti all’abitazione del giornalista non sarebbe stato il frutto di un gesto estemporaneo, ma il risultato di un’azione pianificata e organizzata, eseguita da persone incaricate di portare a termine l’attentato. Al centro dell’indagine figura anche il presunto mandante dell’azione. Per gli investigatori sarebbe infatti Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista, oltre che conoscente dello stesso Ranucci, ad aver ideato l’attentato. L’accusa sostiene che Lavitola si sarebbe avvalso della collaborazione di un dipendente del proprio ristorante situato nel quartiere romano di Monteverde, un giovane di origine camerunense che avrebbe fatto da tramite per contattare coloro che sono ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il ragazzo sarebbe successivamente rientrato nel proprio Paese d’origine. Gli approfondimenti investigativi proseguono per definire ogni aspetto della vicenda e verificare i rapporti tra i soggetti coinvolti, mentre il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso dell’eventuale processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.







