Quasi sette cittadini su dieci dichiarano di aver evitato almeno una volta alcune aree urbane considerate frequentate da gruppi giovanili dediti a comportamenti devianti. È quanto emerge da un’indagine campionaria realizzata dall’Eurispes, che analizza la percezione sociale del fenomeno della devianza giovanile in Italia. Nel dettaglio, il 34,6% degli intervistati afferma di aver evitato tali zone in modo occasionale, mentre il 25% lo fa con una certa frequenza. Un ulteriore 9,4% riferisce di adottare stabilmente questa strategia, evitando sistematicamente specifiche aree della propria città. Lo studio mette inoltre in luce l’opinione dei cittadini rispetto alla normativa vigente in materia di reati commessi da minorenni. Il 47,2% degli intervistati la considera troppo indulgente, mentre il 32,9% non esprime una posizione definita. Solo il 16,2% ritiene adeguato l’attuale impianto normativo, mentre una quota pari al 3,7% lo giudica eccessivamente severo. La ricerca dell’Eurispes mira a confrontare i dati ufficiali forniti dalle forze dell’ordine sui minori denunciati con le percezioni e le esperienze dei cittadini, per analizzare il divario tra realtà statistica e percezione sociale del fenomeno. Secondo il presidente dell’istituto, Gian Maria Fara, la devianza giovanile rappresenta uno dei fenomeni più complessi e delicati della società contemporanea e richiede un approccio multidisciplinare. Fara sottolinea la necessità di affrontare il tema senza semplificazioni, considerando le dinamiche sociali, familiari ed educative che possono incidere sui comportamenti dei giovani. Nel suo intervento, il presidente dell’Eurispes evidenzia come il mondo giovanile non sia omogeneo e come sia necessario distinguere tra differenti contesti e percorsi di crescita. In alcuni casi, i giovani possono essere coinvolti in reti criminali organizzate o esclusi da adeguati percorsi educativi e di sostegno familiare. Allo stesso tempo, viene richiamata l’attenzione anche su forme di devianza meno strutturate, che possono emergere anche in contesti apparentemente non problematici e manifestarsi attraverso episodi di vandalismo, bullismo o comportamenti autodistruttivi. Lo studio si inserisce nel dibattito pubblico sulla sicurezza urbana e sulle politiche di prevenzione rivolte ai minori, evidenziando una crescente attenzione dell’opinione pubblica rispetto al tema dei gruppi giovanili coinvolti in condotte antisociali.







